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Nell’ambito
delle iniziative della quarta edizione del “Progetto Tharaka”,
organizzate dalla comunità parrocchiale della chiesa dei
santi Filippo e Giacomo, retta da don Gianni Branco, in
calendario “La Napoli della Belle Epoque a tavola”. La
serata, in programma per sabato 16 gennaio prossimo, con
inizio alle ore 20.00, offrirà un vasto repertorio della
nostra più apprezzata tradizione culinaria al servizio della
Carità e del Dono. Una serata di solidarietà, con il vescovo
Mons. Bruno Schettino, in favore di paesi africani a cui
prenderanno parte anche Sindaci ed Amministratori locali.
Il "Progetto Tharaka", che conserva il nome della prima
regione dell'Africa che la comunità parrocchiale di don
Gianni ha sostenuto, quest’anno è rivolto a un piccolo
centro di un’isola del lago Kivu, uno dei
grandi laghi
africani
a 1460
s.l.m,
tristemente noto per accogliere i corpi delle vittime del
genocidio ruandese
e in tempi più recenti per la
guerra civile
nelle regioni del
Nord-Kivu
e
Sud-Kivu.
“Quest'anno,
- ha commentato don Gianni Branco - grazie al suggerimento
provvidenziale del padre caracciolino Raffaele Mandolesi che
per molti anni ha compiuto la sua missione nel continente
africano, la meta missionaria sarà Kamole, la neonata
parrocchia, sull'isola di Idjwi, al centro del lago Kivu,
nell' Arcidiocesi di Bukavu nella Repubblica Democratica del
Congo.
Tanti nomi ancora
difficili da pronunciare ma che già si fanno spazio nei
nostri cuori per un concreto aiuto in una situazione di
grande difficoltà. Una scelta che arriva al termine di un
percorso di collaborazione e condivisione con la comunità
dei padri caracciolini iniziata in occasione della festa
liturgica di San Francesco Caracciolo, fondatore dei
Chierici Regolari Minori e compatrono di Napoli, ai quali è
stata affidata la nuova missione. A Kamole intendiamo
aiutare a costruire, con la nostra solidarietà, un centro di
ginecologia, di maternità e uno di neonatalogia come già
fatto l’anno scorso per Mbweni in Tanzania”.
“Il
vasto territorio che ci è stato affidato – ha ricordato
padre Raffaele Maldolesi - conta circa trentamila
abitanti è privo quasi completamente di strade. I cristiani
nella loro povertà lì hanno in passato costruito una chiesa
con annesso un locale che fa da sagrestia, ma di tutta la
costruzione sono riusciti a tirare su solo il grezzo coperto
da lamiere, il pavimento è in terra battuta, senza porte e
finestre, senza altare. Questo è tutto quello che c’è per
ora”.
Di rilievo l’azione
dell’Arcidiocesi di Bukavu dal 1950 in Congo che con 71
sacerdoti, tra secolari e regolari, e battezzati 9,8% è
arrivata oggi, su una popolazione di 1.714.707, a contare
ben 195 sacerdoti e 34 parrocchie con più del 56 % della
popolazione battezzata.
Ai nostri
confratelli pionieri li attende un impegno non indifferente
per organizzare l’attività pastorale in mezzo a tante
difficoltà come: l’adattamento all’ambiente, la povertà di
mezzi, la pratica della lingua…
A Kamole c’è
bisogno di tutto: un centro parrocchiale dove risiederanno i
Missionari; porte finestre pavimento e altare per la chiesa,
luogo indispensabile per la comunità cristiana, come luogo
di incontro, di preghiera e di festa (fa parte della cultura
africana); per poi continuare con una scuola elementare per
offrire ai bambini una struttura più accogliente che
sostituisca l’attuale che è fatiscente e un piccolo centro
sanitario, di cui la zona è completamente priva. La
popolazione locale nella sua povertà contribuirà con la mano
d’opera e la costruzione dei mattoni. Possano fermare la
parola di Dio. Posta nel cuore di ogni credente, essa è resa
credibile ai fratelli più lontani dalle nostre scelte di
vita. |