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Si
riaccende il dibattito sulle origini di Pulcinella. A creare
scompiglio nel popolo acerrano è stato un libro pubblicato
da don Giuseppe Centore, direttore emerito dell’Istituto
superiore di scienze religiose e del museo campano di Capua.
Lo studioso, con dati alla mano, priva la cittadina
napoletana della paternità della popolare maschera.
«Pulcinella è stato inventato dal drammaturgo capuano Silvio
Fiorillo nel ’600», spiega don Giuseppe Centore, filosofo e
storiografo molto apprezzato. Ma Acerra reagisce: qui, dove
vi è la sede di un ricco museo, dedicato proprio alla
popolare maschera, non sono molto d'accordo a perdere questo
grande privilegio, Acerra che vanta addirittura di aver
ritrovato la casa dove è nata e vissuta la maschera più
famosa della commedia dell’arte. Il più grosso ostacolo è
che mancano le fonti scritte.
In realtà dove e da chi sia nato Pulcinella non è dato
sapere, molti eminenti studiosi e letterati come Benedetto
Croce, Salvatore Di Giacomo e Anton Giulio Bragaglia si sono
impegnati in queste ricerche, senza mai poterlo stabilire
con certezza.
Anche l'acerrano
più illustre, Gaetano Caporale, studiò con attenzione la
tradizione pulcinellesca e non volle sentir ragioni quando
si parlava di spirito campanilistico, anzi lanciò strali
ironici contro chi riteneva di provare che “quattro e
quattro fanno otto, qual è la precisa contrada che dette i
natali al tipo buffo napoletano” (G. Caporale, "Piccolo
contributo alla ricerca su la origine e storia di
Pulcinella").
Verso chi cercava di ritrovare i luoghi natali di
Pulcinella, Caporale seguì il suo istinto spiegando che
Pulcinella rappresenta un "mito-scena... un carattere
generico della bassa commedia... un personaggio immaginario
ed impersonale" e a crearlo fu un famoso poeta della fine
del Quattrocento, Luigi Pulci. Infatti, dal suo cognome,
combinato con la preposizione "nella" potrebbe derivare il
nome della maschera. Caporale addirittura trasferiva la
nascita di Pulcinella a circa seicento chilometri da Acerra.
E tutto questo perché mancano fonti scritte.
Pulcinella è un personaggio della commedia dell'arte e,
secondo i cultori acerrani, a dargli individualità sono
stati i contadini dell'entroterra campano, con il loro
carattere sagace ed arguto ma profondamente saggio. Ma ciò
non fornisce verità.
Pulcinella, come dice il sindaco Tommaso Esposito, "è
cittadino napoletano. Il primo testo in cui si parla di
Pulcinella è scritto da Silvio Fiorillo, che, nato
all'incirca nel 1560, fu il primo a portare ufficialmente in
scena la figura di Pulcinella. Fiorillo viene anche
ricordato come il primo commediografo pulcinellesco,
essendoci giunta una sua commedia intitolata: "La Lucilla
costante, con le ridicole disfide e prodezze di Pulcinella"
(1632).
Fiorillo, insieme al figlio Tiberio, diventa famoso;
trasferitosi in Francia, inventa il personaggio di
Scaramouche e porta sulle scene della commedia dell'arte le
"Pulcinellate", per cui, per gli studiosi, poiché il primo
testo letterario è stato scritto da un autore ed attore di
origine capuana, Pulcinella è nato a Capua.
"Si confonde il primo attore con il primo Pulcinella".
Continua Esposito: "Le cose non stanno così, perché ci sono
una serie di canovacci, soprattutto nei retaggi della tenuta
di Casamarciano, in cui ci sono tanti altri Pulcinella
antecedenti a questo periodo. Un'antica tradizione lega
comunque Acerra a Pulcinella, che è una tradizione ben
anteriore a quella scritta, per cui noi riteniamo a maggior
ragione che sia acerrano, dobbiamo rivendicare questo
orgoglio di avere questa maschera nella nostra Acerra".
Pulcinella, non nasce secondo una sola versione, nasce
secondo tante versioni, perché è una delle maschere che nel
tempo ha rappresentato più che altro il rapporto con il
popolo, per cui anche il napoletano medio è considerato un
grande Pulcinella.
Questo personaggio è finito sul presepe, è finito su un
campanile del 1600! "A Montepulciano, infatti, afferma
Tommaso Esposito, sul campanile della chiesa più famosa, c'è
un Pulcinella che batte le ore, poiché il vescovo di allora
era originario di Napoli, sostituì il moro che batteva le
ore con Pulcinella. Questo per dire che la maschera viene
portata in dote da ogni napoletano, questo nel '700, come
nell'800 soprattutto, poi fino a tutto il '900, cosa diversa
riservato ad altre maschere. Ecco perché, conclude il primo
cittadino di Acerra, Pulcinella va oltre i confini, va oltre
il tempo. Che sia nato ad Acerra per noi deve essere
un'occasione anche d'investimento".
Tanti autori hanno rappresentato la maschera più popolare
del carnevale e fra i tanti, un acerrano ne ha dato un
grande impatto, Vittorio Piscopo, pittore, scenografo
futurista.
Piscopo era
fermamente convinto che Pulcinella fosse acerrano, ciò lo si
evince da uno scritto del professor Aniello Montano: "I
Pulcinella di V. Piscopo" in cui troviamo che "la tesi
dell'origine acerrana di Pulcinella è sostenuta da una
sequela di autori. Già Celestino Guicciardini nel Mercurius
Campanus del 1667 faceva riferimento agli acerrani a
proposito della maschera "Quo evenit ut miseris acerranis ab
histrionibus nova sit in theatris ad ludibrium corporis
adaptata persona".
L'abate Pacichelli nel 1693 esplicitamente indicava Acerra
come patria di Pulcinella. Ed inoltre riferirono in qualche
modo la maschera ad Acerra Andrea Perrucci, Giacinto Gimma,
Diego Frisari, Nicola Lettieri, Ferdinando Galiani, Pietro
Napoli Signorelli e molti altri ancora".
La napoletanità di Pulcinella è stata romanzata, a partire
dall'età romantica, quando si volle vedere nel "cetrulo" di
Acerra la maschera nazionale, il rappresentante tipico del
popolo napoletano e Pulcinella, dal canto suo, fece di tutto
per somigliare all'immagine che gli veniva attribuita.
Pulcinella è indubbiamente una creazione napoletana, ed i
napoletani, hanno da sempre sentito il bisogno di
immaginarlo nato ad Acerra.
Per concludere, come affermava Vittorio Piscopo, se proprio
bisogna dare una patria alla maschera, lasciamo che sia
quella maggiormente accreditata nel corso della storia. |