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Si ispira ai
primi graffiti realizzati dall'uomo, il pittogramma che
rappresenta la spirale arancione simbolo del ”nuovo” Museo
Campano di Capua presentato ieri dalle autorità e dagli
attori coinvolti nella suo restyling, un segno di quel ciclo
della vita che non può non far riferimento alle ”Matres
matutae”, protagoniste indiscusse di Palazzo Antignano. Una
riqualificazione architettonica, tecnologica e soprattutto
multimediale (per la quale sono stati stanziati 5 milioni di
euro) che ha il sapore di una trasformazione, che, se da una
parte non vuole cambiare i connotati di una delle più
interessanti ”case museo” della penisola, dall'altra intende
”tradurre” quell'ordinamento ottocentesco che ormai
difficilmente riesce a dialogare e a emozionare il
visitatore moderno, in qualcosa che sia alla portata di
tutti. Un ”museo che vive” (questo il payoff presente anche
sul merchandising) è un museo che non è più fermo alla
vecchia concezione di raccolta di reperti da vedere in
sterile successione, ma è un museo che offre una fruizione
multi sensoriale, dove le opere si toccano, si ascoltano
grazie alle nuove tecnologie audio, video e di
illuminotecnica attraverso cui verranno realizzati percorsi
rivolti agli adulti, ai bambini, agli studiosi, ai turisti
italiani e stranieri, insomma ciascuno troverà il proprio
museo da esplorare e da vivere. «Un progetto ambizioso che
terminerà entro il 2010» ha detto Raffaele Modugno, titolare
della ditta capuana che sta eseguendo i lavori e che ha già
realizzato importanti restauri, come quello del Petruzzelli
di Bari. Pochi gli interventi edili che verranno realizzati,
ma che serviranno ad equiparare il Museo Campano ai più
grandi musei d'Europa, come l'abbattimento delle barriere
architettoniche, la realizzazione di spazi integrati
dedicati ai servizi di accoglienza, come il bookshop, una
sala per le esposizioni temporanee, la caffetteria e la
copertura di una parte dei cortili interni che diventeranno
così una sorta di ”salotto” dove coniugare cultura e svago.
Tra le novità presentate ieri dal sindaco di Capua
Antropoli, dal commissario della Provincia prefetto
Giliberti, e dal supervisore scientifico De Simone, ci
saranno percorsi ideati appositamente per i bambini, fatti
di colori, forme, suoni facilmente identificabili, con totem
multimediali ad ”albero”, e zone didattiche e laboratori.
Anche le ”madri” e il ”lapidarium” verranno introdotti da
fiction storico-archeologiche che ne racconteranno la storia
e ne sveleranno i segreti anche ai visitatori meno
preparati. Un museo di interesse mondiale che da oggi
”cammina” e coinvolge la città con la mostra fotografica
”Gli ultimi uomini” di Iago Corazza, allestita fino al 10
luglio nella chiesa di Santa Placida, sede del Museo
Diocesano, e che necessita però di immaginare anche il suo
futuro meno immediato, come suggerisce l'archeologa Maria
Bonghi Jovino, che proprio ieri ha ricevuto la cittadinanza
onoraria per la sua decennale attività di studi,
individuando presto un direttore del museo (l'ultimo a
ricoprire l'incarico, fino al 2005, è stato Don Giuseppe
Centore). |