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Dopo dodici
anni di lavoro ininterrotto al fianco dei più deboli,
rischia di scrivere il suo ultimo capitolo la casa famiglia
di Bellona. Il prossimo 2 Dicembre, infatti, è l'ultimo
giorno utile fissato dalle autorità giudiziarie per
abbandonare l'appartamento nel quale vengono svolte le
attività della casa famiglia comunemente conosciuta in città
e nell'hinterland con il nome di "Monticello". Questa
associazione onlus, dunque senza scopo di lucro, accoglie e
supporta le vite 10 giovani disagiati in modo continuo,
ventiquattro ore su ventiquattro, e assiste part-time altri
quindici bisognosi. L'intento della casa famiglia non è solo
quello del recupero di questi giovani che hanno problemi di
varia natura, ma anche quello di inserirli nella società e
nel mondo del lavoro, insegnando loro gli antichi mestieri.
I volontari che per dodici anni si sono prodigati affinché
questa casa famiglia lavorasse in modo continuativo
protestano dunque per il disinteresse mostrato da parte
dell'Asl. Negli scorsi giorni è stato fatto presente il
problema, tramite l'invio di un fax, al commissario
straordinario dell'Asl di Caserta, al prefetto di Caserta,
all'arcivescovo della città di Capua e al direttore dell'Uosm
di Capua affinché prendessero a cuore questa situazione.
Nonostante ciò non è stato fatto nulla per evitare
l'esecuzione dello sfratto. "Se non saranno presi
provvedimenti per tempo il Monticello rischia di chiudere
per sempre e le vite di questi venticinque giovani saranno
abbandonate a se stesse. Tutto il lavoro che abbiamo
impiegato in questi dodici anni sarà stato vano", afferma
uno dei volontari che prestano il proprio servizio al
Monticello. Nella casa famiglia vengono svolte diverse
attività come i laboratori di ceramica, di allevamento, di
agricoltura, di falegnameria, di cucina, di danza-terapia,
di pittura collettiva, di scrittura creativa e, grazie
all'appoggio di numerosi volontari, vengono effettuati anche
degli incontri di gruppo o colloqui individuali, volti a
individuare e a superare il disagio psichico dei
"ricoverati". Il Monticello ha recuperato e sublimato tutto
quello che era già precedentemente presente nella zona in
cui sorge. I pazienti stessi si prendono cura della piscina,
del campo sportivo polivalente, dei capi di bestiame che
vengono allevati, della vigna che annualmente produce litri
e litri di ottimo vino che viene venduto e i cui proventi
sono destinati al finanziamento delle attività dei ragazzi.
"Dietro ogni paziente è nascosta una storia drammatica,
piena di dolore. Con il nostro lavoro siamo riusciti a
recuperare il meglio di queste persone. L'Asl ha il dovere
civico di continuare questo percorso e si deve opporre alla
chiusura di questa struttura", afferma un altro dei
volontari della cooperativa di recupero. Al giorno d'oggi
non sono state date risposte concrete a coloro che si
prodigano per questa casa famiglia, che si battono e
continueranno a battersi affinché l'attenzione dei cittadini
rimanga sempre focalizzata su drammi di questo tipo. |