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Anche
la Cassazione ha confermato la condanna a trent’anni di
reclusione nei confronti di Armando Basso e Vittorio
Giacobbe, ritenuti responsabili dell’omicidio di Antonella
Pepe, la trentottenne di Capua uccisa e poi bruciata il 20
dicembre del 2006. Ieri la Suprema Corte ha respinto i
ricorsi degli avvocati del giostraio 43enne Armando Basso e
del ventunenne Vittorio Giacobbe, entrambi di Minturno,
confermando la sentenza emessa il 19 settembre del 2007 dal
giudice del tribunale di Latina, Nicola Iansiti, e quella
del 17 settembre del 2008 della Corte di Assise di Appello
di Roma. Si chiude definitivamente un caso che ha destato
non poco scalpore, soprattutto per il modo con il quale i
responsabili dell’assassinio avevano cercato di cancellare
ogni traccia. I legali dei due imputati, gli avvocati
Pasquale Cardillo Cupo, Andrea Gentile e Antonio Orciuolo,
avevano puntato sulla mancata concessione delle attenuanti
generiche, ma anche sul fatto di disporre una nuova perizia
psichiatrica. Richieste che non sono state accolte dai
giudici della Cassazione, che hanno confermato la condanna
dei due minturnesi, autori del delitto perché la Pepe
avrebbe negato loro un rapporto sessuale. Una presa di
posizione che fece scattare l’ira di Basso e Giacobbe, che
strangolarono con una cinta la giovane donna casertana
riducendola in fin di vita. Il suo corpo fu poi dato alle
fiamme nonostante non fosse ancora morta. I due imputati
acquistarono del carburante da un self service di un
distributore di Spigno Saturnia, utilizzato poi per dare
alle fiamme il corpo di Antonella Pepe. In aula erano
presenti anche gli avvocati dei familiari della vittima e
del suo ex compagno, i quali hanno chiesto una provvisionale
di cinquecentomila euro. L’omicidio di Antonella Pepe è
stato uno dei più efferati avvenuti nel sud pontino e non fu
facile per i carabinieri della stazione di Minturno e dei
colleghi di Formia e di Latina individuare gli autori
dell’assassinio, rimasti liberi per circa quattordici ore. A
incastrarli, la testimonianza di un carabiniere della
stazione di Minturno che, libero dal servizio, notò i tre
protagonisti della vicenda in un bar di Spigno Saturnia,
locale dove poi tornarono Basso e Giacobbe subito dopo aver
compiuto il delitto, avvenuto in località Ausentello, tra
Minturno e Spigno. I riscontri successivi degli
investigatori, portarono alla cattura dei due, i quali poi
confessarono. |