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Di: Enza Passaro - Corriere di Caserta

 


Capua: Disagi per i residenti delle Iacp del Quadrivio Caputo

Presso le case popolari site in via Santa Maria Capua Vetere, nei pressi del quadrivio Caputo, ci sono persone costrette a vivere segregate nelle proprie abitazioni. Queste case popolari, infatti, mancano di tutti quei servizi essenziali che garantiscano una vita normale anche ai disabili. È il caso del piccolo A.D.F., 16 anni, gravemente malato. La madre è esasperata da questa situazione che è costretta a vivere da oltre tre anni. Il ragazzo è affetto da una grave forma di handicap che lo costringe su una sedia a rotelle. Le case sono dotate di un’ ascensore che risulta però spento e dunque ogni qualvolta che la donna voglia portare il proprio bambino a fare una passeggiata è costretta a prenderlo in braccio e a scendere le scale. L’istituto autonomo delle case popolari, informato di questo disagio, prende tempo rimandando l’invio di tecnici di settimana in settimana. La donna afferma: «Mio figlio è alto 180 cm e pesa oltre 80kg. Scendere venti scalini con mio figlio in braccio è molto difficile e faticoso oltre che particolarmente pericoloso. La scorsa settimana sono caduta ed ho riportato dei problemi al ginocchio, A. fortunatamente ha riportato solo delle escoriazioni, ma poteva andare peggio. L’Iacp, responsabile di questi appartamenti, si è dimenticato di noi, è impossibile vivere in queste condizioni. Le scale sono strette ed è difficile riuscire a scendere portando questo peso. Da parte di alcune istituzioni mi è stato addirittura detto che essendo giovane posso portare mio figlio in braccio. È vergognoso trattare in questo modo persone che pagano le tasse. Mio figlio è costretto a trascorrere le sue giornate sigillato in casa e se dobbiamo uscire per effettuare le visite mediche, devo pagare qualcuno che mi aiuti a portarlo giù. Io sono la madre e per me è disdicevole che lo stato si dimentichi di mio figlio che oltre questo grave handicap, è costretto anche alla reclusione». In questo stesso complesso di abitazioni anche M.G., 62 anni, si trova nelle medesime condizioni: «Mio marito è disabile ed ha perso l’uso delle braccia e delle gambe. Mancando l’ascensore è costretto a stare a letto. Mio marito ha settant’anni ed è impossibile portarlo in braccio. Ogni settimana protesto presso la sede delle case popolari ma le mie richieste vengono ignorate. Non è giusto che versi in queste condizioni. Non chiediamo nulla al di là di quello che ci spetta. Non avendo l’ascensore mio marito vede il sole solamente dal suo letto e sono due anni che non scende. È un dolore che si somma ad altro dolore. Oltre alla condizione in cui viviamo dobbiamo anche sopportare questa indifferenza. Paghiamo le tasse regolarmente e abbiamo diritto ad avere un ascensore funzionante».

Per informazioni scrivi a: redazione@capuaonline.com

 

 

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