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Il
viaggio nel Sistema della Ricerca in Campania, avviato
dall’Assessorato campano alla Ricerca e Innovazione Nicola
Mazzocca, concluso con il workshop di fine novembre, ha
riportato al centro dell’attenzione della comunità regionale
e degli operatori gli Enti di Ricerca scientifica campani.
Molte di queste
strutture, in un contesto non certo accogliente, riescono ad
operare e promuovere un modello competitivo e elementi
d’innovazione che sono necessari per riavviare l’economia in
affanno del nostro territorio. A Caserta, nella sessione del
Tour sull’Aerospazio, il professor Renzo Piva, da pochi mesi
Presidente del CIRA, il Centro Nazionale di Ricerche
Aerospaziali di Capua, presentò dei progetti, finalizzati
alla promozione dell’innovazione nei settori ad elevato
impatto sociale attraverso
l’uso di tecnologie spaziali. Renzo Piva dal 1980 è
Professore Ordinario di Fluidodinamica a “La Sapienza”,
dove, fino al 1998, è stato anche Direttore del Dipartimento
di Meccanica e Aeronautica. Negli anni 70 è stato Senior
Research Scientist and Adjunct Professor presso la New York
University (USA), dal 1993 è socio dell’Accademia Nazionale
dei Lincei e da aprile di questo anno è anche Presidente del
CIRA. CIRA, durante le precedenti gestioni è stato spesso al
centro di polemiche per l’autoreferenzialità che sembrava, a
parere di molti osservatori, caratterizzarne la gestione.
Abbiamo parlato con il Presidente del CIRA a conclusione
dell’ultima riunione del Consiglio di amministrazione del
2008, per provare a capire oltre ai progetti e agli
obiettivi, in cosa è cambiato, con la sua presidenza, il
Centro da lui diretto.
Ho assunto la
presidenza del CIRA da sei mesi e ne restano pochi altri
alla scadenza del CdA, un tempo breve che tuttavia ritengo
sufficiente per impostarne un profilo per gli anni a venire.
Dopo la mia nomina a Presidente, che ricordo è di aprile di
questo anno, con tutti i consiglieri del Cda, abbiamo
concordato un programma di attività che ad oggi continuiamo
a gestire collegialmente. Siamo partiti con il rinnovare la
struttura organizzativa del Centro e la parola chiave del
processo è stata destrutturare il più possibile
l’organizzazione, eliminare quindi le rigidità del sistema e
distribuire responsabilità ai dirigenti e ricercatori. La
gerarchia, in particolare negli enti di ricerca, produce
quella rigidità delle strutture organizzative che blocca
l’innovazione. Questa proposta rapidamente è stata portata
avanti e la risposta dei dirigenti e dei ricercatori è stata
quella che ci aspettavamo.
La nomina di
commissario all’ASI di Enrico Saggese, proveniente da
Finmeccanica, ha riportato il tema della finalità dei
programmi di ricerca e del raccordo tra i progetti del mondo
delle imprese e quelli perseguiti dagli enti nazionali di
Ricerca. Il CIRA quali indicazioni ha tratto dalla vicenda.
La missione
principale del CIRA è quella di rendere più competitiva
l’industria nazionale dell’aerospazio, fornire intelligenze,
strutture e competenze alle imprese per massimizzarne la
competitività nel mercato internazionale. In questi sei mesi
abbiamo avviato azioni finalizzate al riequilibrio delle
attività di ricerche interna del CIRA con quelle sviluppate
in collaborazioni con altri enti e con le aziende. Questo
obiettivo è perseguibile se il Centro rilancia la strategia
di collaborazione con l’industria nazionale di settore e se
riesce ad avviare nuovi programmi. La collaborazione con la
grande impresa richiede investimenti e nuovi impianti che
sono fondamentali per concordare con le aziende nuove
collaborazioni su quelle che sono le loro attività
produttive. Il versante delle PMI richiede invece che sia il
CIRA stesso a proporre nuovi progetti e assumerne nella
gestione il ruolo di coordinamento e armonizzazione; questo
perché queste aziende hanno produzioni tali che non possono
da sole inventarsi progetti di valenza strutturale.
Professore, il CIRA
in questi anni ha maturato esperienze e competenze che
rendono possibile raggiungere obiettivi ambiziosi ma
occorrono anche progetti altrettanto ambiziosi e innovativi.
Il Cira, con il
contributo straordinario dei suoi dirigenti, tecnici e
ricercatori, in questi pochi mesi ha elaborato proposte
fortemente innovative che attraverso l’impiego delle
tecnologie spaziali rispondono a precise esigenze dei
territori. I progetti sono stati presentati al Tour sulla
Ricerca in Campania, in Puglia e in diverse altre occasioni,
e hanno raccolto sempre interesse e consensi. Proponiamo un
progetto che consente attività di Monitoraggio del
Territorio con l’impiego di piattaforme spaziali
interoperabili per la prevenzione dei rischi naturali e per
la gestione di situazioni di crisi. L’altro progetto
risponde invece alla domanda di Mobilità interregionale
proponendo una rete dei collegamenti con velivoli di piccole
e medie dimensioni a basso indice di inquinamento e
distribuita sui piccoli aeroporti diffusi nel Paese. Si
tratta di programmi trasversali che richiedono attività
interdisciplinari con le PMI e con la grande impresa e
consentono di costruire collaborazioni con le istituzioni
locali. Le anticipo che i due progetti sono stati valutati e
ritenuti finanziabili con risorse nazionali e regionali POR
e PON.
Con la grande
imprese aerospaziale come pensate concretamente di
ridefinire una collaborazione che in questi anni è sembrato
essere l’aspetto più critico della strategia operativa del
CIRA.
Anche da questo
versante non abbiamo perso tempo. Con l’aggiornamento del
programma PRO.R.A. ci proponiamo di finalizzare risorse per
realizzare una nuova impiantistica necessaria per avviare
importanti collaborazioni con l’industria nazionale. Le
attività e le strutture che consentiranno al CIRA di
assumere per la grande impresa il ruolo fornitore
d'intelligenze, competenze e impianti per i loro programmi
di ricerca sono diverse, ricorderò solo le più recenti - Il
nostro Centro realizzerà un laboratorio di elicotteristica
attrezzato con torre rotorica. L’impianto consentirà di
avviare con AGUSTA un’importante collaborazione su molte
nuove attività di ricerca previste per il programma
TiltRotor BAE609. -Un nuovo progetto è stato avviato con
Avio su nuovi Propulsori che prevede la realizzazione nella
struttura di Capua di un impianto unico al mondo per la
ricerca sui propulsori spaziali a liquido. L’investimento è
stato finanziato con 26 milioni di euro dal ministero dello
sviluppo economico, con fondi che confluiranno nel PRO.R.A,
e con altri 14 milioni da ASI. Queste attività di ricerca
consentiranno ad AVIO di acquisire quelle tecnologie
innovative sui propulsori a liquido che le consentiranno di
restare sui futuri mercati dei propulsori. -Con Alenia
Aeronautica di Torino è stata definita una collaborazione
per attività di ricerca sui velivoli unmanned. Il CIRA
realizzerà un dimostratore su cui saranno provate le
tecnologie delle celle solari per voli di lunga durata che
l’azienda di Finmeccanica potrebbe in futuro trasferire sui
suoi programmi. -Un altro accordo, forse il più importante,
è quello concluso con Thales-Alenia Space e con ASI che
prevede la valorizzazione delle competenze del CIRAsul
rientro spaziale nell’ambito del programma europeo IXV
dell’ESA. Questo programma europeo è finalizzato a
realizzare un dimostratore delle tecnologie di rientro la
cui leadership è italiana. Il prime sarà Thales-Alenia Space
e si è concordato che per la parte italiana delle tecnologie
sarà il CIRA ad occuparsene. -Il CIRA collabora con Alenia
Aeronautica in TIAS, che è un progetto di ricerca di
tecnologie innovative aerostrutturali e partecipa alle
attività di ricerca sull’aereo regionale ecologico, il Green
Regional Aircraft, un velivolo per il trasporto passeggeri
la cui entrata in servizio è prevista nel 2020 e di cui
l’azienda di Finmeccanica è co-leader con EADS CASA
nell’ambito del programma di ricerca europeo Clean Sky JTI
(Joint Technology Initiative). Vorrei concludere con due
idee che in questi giorni si stanno trasformando in
progetti: l’istituzione di una Scuola di alta formazione
aerospaziale residenziale con foresteria all’interno del
CIRA e un programma ambizioso ma molto significativo che
prevede il rientro dei cervelli italiani che lavorano nel
mondo aerospaziale e che in altri Paesi hanno sviluppato
quelle competenze e conoscenze che oggi possono essere utili
per lo sviluppo della ricerca e sono necessari per
massimizzare la competitività delle imprese del nostro
Paese. |