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Di:
Lorenzo Calò - Il Mattino
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S.Maria La Fossa:
Stop a Ferrandelle, chiude la discarica |
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La discarica
vista dal satellite |
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Ormai
non c’è più spazio. Dopo 14 mesi di «onorato servizio» va in
pensione il sito di Ferrandelle a Santa Maria la Fossa,
attivato nel febbraio dello scorso anno, nel pieno
dell’emergenza rifiuti, su input del commissario
straordinario di governo Gianni De Gennaro. Capienza 450
mila tonnellate (in origine ne erano state preventivate 350
mila), per oltre un anno ha ingoiato l’immondizia della
provincia di Caserta (prevalentemente) ma ha consentito di
tamponare situazioni critiche anche in altre parti della
regione, napoletano in primis. Ora i conferimenti sono
sospesi: resta attivata soltanto una piazzola di servizio.
Fra un mese, nei piani della struttura del sottosegretario
all’emergenza rifiuti Guido Bertolaso e del suo vice,
generale Franco Giannini, dovrebbero avere inizio lo
svuotamento dell’invaso e le operazioni di messa in
sicurezza. L’intero volume di Ferrandelle verrà infatti
convogliato nella costruenda discarica di San Tammaro che,
secondo il cronoprogramma, dovrebbe essere operativa entro
metà-fine maggio. La storia. Le prime ruspe arrivarono a
Ferrandelle il 22 gennaio del 2008. Dei sessanta ettari su
cui si estende l’area, 40 fanno parte del demanio militare
ed è lì che le indicazioni dell’allora commissario di
governo Gianni De Gennaro, d’intesa con la Difesa,
definirono i confini dell’impianto. I restanti 20 ettari -
dopo la confisca, nel ’96, del bene appartenuto alla
famiglia del boss Schiavone e acquisito al patrimonio dello
Stato - per anni erano rimasti spazio di nessuno finché il
Comune di Santa Maria la Fossa non decise di siglare un
accordo con il ministero dell’Interno per favorire
l’insediamento di una fattoria sociale. Costo
dell’operazione, circa 510 mila euro. I sondaggi sul terreno
e le operazioni di allestimento furono eseguiti a tempo di
record dal Genio dell’Esercito. Affidata ai militari anche
la sorveglianza dell’area, definita per decreto «di
interesse strategico nazionale», e quindi posta sotto
tutela. Tra il 20 e il 30 gennaio l’escalation nella
tensione con le popolazioni locali: duecento persone in
strada a ostacolare l’arrivo dei camion, cortei di protesta,
presidi fissi per rallentare le attività di messa in opera.
Con il passare delle ore il clima diventa sempre più
rovente, esacerbato da alcuni contatti fra polizia e
manifestanti. Poi il via libera ai tir. Lo scenario. Il
futuro è a poche decine di metri da Ferrandelle. Siamo a San
Tammaro dove la struttura del sottosegretario all’emergenza
rifiuti sta seguendo passo passo la realizzazione di uno dei
più grandi complessi in Campania per la gestione del ciclo
integrato dei rifiuti: un investimento iniziale di circa 30
milioni di euro, un budget complessivo di 57 milioni per un
invaso di un milione e 600 mila metri cubi che dovrà
assorbire anche l’intera capienza della discarica di
Ferrandelle. Per ora il mega-sito di San Tammaro funziona ma
molto al di sotto delle potenzialità: attivate tre aree per
le ecoballe e una zona destinata allo stoccaggio dei
rifiuti. Il funzionamento a pieno regime avverrà soltanto
con l’entrata in attività della discarica. Per il momento va
però avanti la realizzazione delle opere infrastrutturali
(strade di accesso e di servizio, piazzole) funzionali tra
l’altro alla prossima cantierizzazione di un impianto per il
trattamento del percolato annesso a un’area dedicata al
compostaggio. A San Tammaro infatti nei piani di Bertolaso e
Giannini dovrebbe configurarsi il primo sistema di
trattamento ciclico integrato dei rifiuti in grado di
interagire con il termovalorizzatore di Acerra e, in futuro,
con quello da realizzare a Santa Maria la Fossa.
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