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Se
i riti della Settimana Santa, presenti spesso con
manifestazioni tradizionali che si perdono nella notte dei
tempi, rappresentano il segno esterno di una avvertita
partecipazione popolare alla celebrazione del Redentore, il
rapporto con la Terra Santa carica di ulteriore significato
intrinseco la ricorrenza pasquale: dalla lettura e
interpretazione della crocefissione alla resurrezione,
festeggiata con opulente offerte sacrificali in segno di
ringraziamento. Particolarmente a Caserta, la cui Diocesi si
segnala storicamente per la più antica documentazione
riguardante la riscossione di una decima pontificia in
Campania imposta dal secondo concilio di Lione (il
quattordicesimo, nel 1274). Papa Gregorio X volle, tra
l’altro, regolamentare la raccolta di fondi per sostenere la
cristianità in Terra Santa lungo l’arco di un sessennio
affidando l’incarico di collettore pontificio a Pietro
Guerra, vescovo di Sora (comunità già appartenente a Terra
di Lavoro) dal 20 aprile 1267, quindi di Rieti dal 2 agosto
1278. Le riscossioni effettuate per sei anni e cioè fino al
1280, annotate nei «quaterni decimarum», fecero registrare
un riscontro generoso da parte dei fedeli casertani.
Interessanti gli estratti dei documenti di riferimento
dall’archivio vaticano (Collect. 217), elaborati, per ampie
sintesi, da Giuseppe Tescione in appendice a «Caserta
medioevale ed i suoi conti e signori», testo fondamentale
per la conoscenza della storia cittadina. Tanto importante
da essere premiato nel 1953 dal Comitato Nazionale per la
valorizzazione del Borgo Medioevale di Casertavecchia. La
dotta monografia fu esaminata da una apposita commissione,
presieduta da Antonino Rusconi e composta da Gino Doria,
Riccardo Filangieri di Candida Gonzaga, Mario Stefanile,
Romualdo Trifone e Pietro Borraro. Nei «quaterni» si leggono
i nomi di Nicola, abate del monastero benedettino di San
Pietro ad Montes; di Nicola, primicerio del capitolo
cattedrale di Caserta antica; del «dominus Siffrido de Valle
Casertane», che si occupò delle decime della starza della
chiesa di Santa Maria della diocesi Calatino-Casertana.
Circostanziate annotazioni riguardano, poi, i chierici di
Maddaloni, l’arcidiacono di Capua e la badessa del monastero
di San Giacomo di Caserta impegnati nella colletta pro Terra
Santa, che ha avuto una sua continuità, più o meno
sistematica e costante, come si rileva dai Bollettini della
Diocesi, pubblicati dal 1923 sino al 1960. Dai «quaterni
decimarum» si ricavano le specifiche di once e di tarì d’oro
e d’argento raccolti dal collettore pontificio il cui
ammontare dovette essere di entità cospicua, non facilmente
traducibile nel controvalore della monetazione moderna. |