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Amedeo
Guillet, ufficiale di cavalleria, ambasciatore, agente
segreto, ma, soprattutto eroe d’altri tempi, raggiunge oggi,
domenica 8 febbraio, il secolo di vita. Amedeo Guillet,
barone, nasce a Piacenza nel 1909 da nobile famiglia di
origine piemontese e capuana, di salde tradizioni militari
(uno zio, anche lui di nome Amedeo, generale d’armata, fu un
eroe della prima guerra mondiale). Il 20 giugno 2000 gli è
stata conferita la cittadinanza onoraria dalla città di
Capua che egli definisce “altamente ambita”. Il 2 novembre
sempre del 2000, il Presidente della Repubblica Carlo
Azeglio Ciampi gli ha conferito la Gran Croce dell’Ordine
Militare d’Italia, la massima onorificenza militare
italiana. Amedeo Guillet vive tuttora in Irlanda si dedica,
nonostante la veneranda età, alla sua più grande passione: i
cavalli. Attualmente è il Presidente onorario
dell’Associazione Arma di Cavalleria ed è uno dei soldati
più decorati al mondo (Cavaliere di Gran Croce Ordine
militare d’Italia, Cavaliere di Gran Croce al merito della
Repubblica Italiana, Croce di Cavaliere dell’Ordine militare
di Savoia, cinque Medaglie d’argento al valor militare,
Croce di guerra con gladio al valor militare, quattro Croci
di guerra al merito, Cruz Blanca al Valor Militare, Cruz
Roja al Valor Militare, Cruz por la Unidad Nacional Española,
Cruz del Sufrimiento por la Patria, Grande Ufficiale
dell’Ordine del Nilo della Repubblica Araba d’Egitto, Gran
Croce con stella e striscia dell’Ordine al Merito della
Rep.Fed.Tedesca, Gran Croce dell’Ordine Alawita del Regno di
Marocco, Gran Croce dell’Ordine di San Gregorio Magno dello
Stato di Città del Vaticano). Amedeo Guillet diventa un mito
vivente quando, nel 1941 in Africa orientale, le truppe
inglesi costringono alla resa gli italiani. Giovane tenente
di cavalleria al comando dei suoi Spahis (truppe indigene di
cavalleria), rifiuta la resa e inizia la sua “guerra
privata”: vuole impegnare il più possibile il nemico per
impedirgli di riversare tutte le forze in Libia, vuole che
l’Italia esca dalla guerra con dignità. Alla testa dei suoi
cavalieri inizia una serie di azioni di guerriglia talmente
audaci da diventare un incubo per i convogli inglesi. I suoi
uomini lo seguono ovunque, lo adorano: nasce il mito del
Cummandar
as Shaitan,
il comandante diavolo. Senza più ordini, senza più
l’uniforme del Regio esercito, impara a parlare
perfettamente l’arabo, indossa il turbante e, per otto mesi,
con un centinaio di soldati , assalta depositi, ponti,
avamposti inglesi e sfugge alla caccia serrata che
l’intelligence inglese gli aveva scatenato. Quando, rimasto
con poche decine di uomini, capisce che non può continuare
oltre, scioglie la banda e inizia una avventurosa fuga che
lo porterà fino in Yemen, dove, accolto dal sovrano, l’Imam
Yahiah, sarà nominato responsabile delle scuderie reali.
Rientrato in Italia, all’indomani dell’armistizio, si reca
Brindisi dove si mette a disposizione del Re. Al termine
della guerra inizia la carriere diplomatica che lo porterà a
essere ambasciatore italiano in Giordania, Marocco e India.
Nell’anno 2000, il Presidente Ciampi, gli conferisce la più
alta decorazione militare: la Gran Croce dell’Ordine
Militare d’Italia. |