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Da: Comunedipignataro.it

 


Capua: L'albero dell'infamia

Albero di gelso con accanto il cippo commemorativo di Santagata

Questa è la storia di un ragazzo che a soli 16 anni sacrificò consapevolmente la propria vita. Passando per la strada provinciale che da Capua conduce a Santa Maria Capua Vetere si vede un gelso recintato con accanto un cippo che commemora l’impiccagione del sedicenne Carlo SANTAGATA il 5 ottobre 1943 da parte delle SS. Questa una breve descrizione, redatta in occasione del 30° anniversario dell’evento:

Carlo Santagata, sedici anni e una canzone da lanciare al vento, medaglia d'oro della Resistenza italiana. Sono trascorsi trenta anni dal suo sacrificio, trenta nuove primavere sono sorte e per trenta volte i fiori sono cresciuti sulle rive del Volturno, non più vermiglio, non più traboccante di corpi inanimati e contratti nell'immobilità della morte. Un sacrificio che nacque da un sopruso. Ritornava da S. Maria C.V. quella mattina del 5ottobre 1943 Carlo Santagata. Era andato a piedi ad acquistare del pane, per sé e la sua famiglia, ma al posto di blocco del Pagliariello un reparto tedesco lo fermò. Guardarono nel suo tascapane, cercarono forse delle armi che Carlo Santagata non aveva, lo beffeggiarono, sottraendogli i pochi tozzi di pane che era riuscito faticosamente a procurarsi. Il ragazzo sopportò il sopruso in silenzio. Ma la molla della ribellione in lui era già scattata. Invitato ad allontanarsi, corse di filato al Macello dove prestava servizio come impiegato comunale e senza ascoltare i richiami alla prudenza di un suo collega, prelevò da un nascondiglio un fucile e un tascapane pieno di bombe a mano.

Attraverso i campi, Carlo Santagata evitò il posto di blocco al trivio Auriemma, quindi attraversò Piazza d'Armi, uscì sulla Nazionale Appia nei pressi di palazzo Petito. Luisa Petito, moglie di un commerciante locale, fu l'ultima persona a parlare con Carlo Santagata.

La donna, visto il giovanetto armato di tutto punto e consapevole del pericolo che correva, lo invitò a nascondersi in fretta. I tedeschi erano vicini e lo avrebbero certamente visto e arrestato.

In Carlo Santagata si agitava una massa incontrollata di sentimenti, la rabbia dell'offeso, l'idealismo del patriota, il tutto solleticato dal gusto delle imprese impossibili tipico della sua giovane età. Si presentò, fucile imbracciato, davanti al reparto tedesco e lanciò subito la sua sfida. Le bombe a mano colpirono più volte i soldati di Hitler, i nazisti risposero col fuoco, ferendo gravemente Carlo Santagata. Il ragazzo non si arrese.

Attestatosi a poca distanza, continuò a mantenere impegnato il reparto tedesco, fino al punto in cui le forze lo sostennero, fino al momento della cattura. Grondava ancora sangue dalle sue ferite quando Carlo Santagata fu condotto all'incrocio della Nazionale Appia con via Grotte S. Lazzaro, e impiccato ad un gelso, suo inconsapevole capestro.

Carlo Santagata vi doveva restare appeso il più a lungo possibile, per essere un monito, un avviso a tutti i capuani. Fu invece una bandiera, la bandiera della resistenza in una città nobile e illustre”.

Oggi quel gesto esiste ancora, e a poca distanza da quel monumento vivente, senza alcun riguardo per ciò che rappresenta, è stato costruito un capannone, che prepotentemente sembra contendergli il poco spazio rimasto. Oggi quel gelso, sopravvissuto fino ai giorni nostri, è uno degli ultimi caposaldi a presidio del passato di una Patria ormai distratta e dimentica. E oggi è minacciato da forze ben più insidiose e temibili delle truppe di Hitler, che ai sui piedi tanti anni fa si macchiarono di quella infamia: oggi è minacciato dal vento dell’oblio e, soprattutto, dalla logica del profitto, che tutto travolge. E combatte solitario la sua ultima battaglia, la più dura: quella per la difesa della memoria.

Per informazioni scrivi a: redazione@capuaonline.com

 

 

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