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Una
delle questioni aperte della politica italiana, ma
soprattutto della politica meridionale, è quella che
riguarda il rapporto tra questa e i suoi interpreti.
Parliamoci chiaro: il novanta per cento di quelli che la
fanno la considera uno strumento, anzi un vero e proprio
chiavistello per aprire la cassa del successo personale,
economico e, in molte circostanze, professionale.
Ovviamente, tutto questo depaupera il ruolo che la politica
dovrebbe rivestire come strumento di promozione e di
attuazione del bene comune. Dunque, se in questo ginepraio,
che spesso diventa verminaio di interessi, di ambizioni, di
piccoli e grandi imbrogli, individui una storia e la sua
personalificazione; la storia che ti porta a pensare che ci
sia ancora una speranza per chi sogna e pensa che la
politica possa essere “altro” rispetto a quello che è,
allora non puoi far altro che evidenziarla. Non è un
mistero, e mai niente ho fatto per non ostentarlo con
orgoglio, che chi scrive stimi
Carmine Antropoli,
che per il sottoscritto solo incidentalmente è il sindaco
pro tempore di Capua. Lo stimo, infatti, perché Carmine
Antropoli è un grande chirurgo. Perché nel suo reparto di
quello che fu un ospedale di frontiera,
emblema della
babele sanitaria campana,
ha salvato e salva circa cento vite all’anno.
Sì, avete letto bene: almeno cento vite all’anno,
combattendo quotidianamente la minaccia a volte subdola e
latente nella sua sintomatologia, a volte dichiarata e già
degenerata, di
forme di tumore
tra le più pericolose e le meno curabili: colon, stomaco,
reni, eccetera.
Bene, se uno
così
diventa primario del Cardarelli
merita un articolo e una menzione speciale molto di più di
quanto non la meriti facendo bene, anzi, benissimo il
sindaco di Capua. La nomina è avvenuta nei giorni scorsi:
Carmine
Antropoli è il
nuovo direttore della struttura complessa di Chirurgia
gastroenterologica del nosocomio più importante e più
affollato dell'Italia meridionale.
Sotto la struttura diretta da Antropoli operano
due
strutture semplici: quella di chirurgia laparoscopica e
quella colonproctologica e della parete addominale.
In questi luoghi,
in queste sale operatorie, in queste sale della speranza
tante famiglie affidano ai medici di Antropoli e ad
Antropoli stesso la speranza di poter continuare ad essere
delle famiglie,
di portare avanti
la propria vita e contribuire a migliorare e a propiziare
quella dei propri figli, dei propri nipoti.
In
quelle sale operatorie non si asportano, dunque, solo tumori
assassini, ma si ricuce il tessuto lacerato dalla
sofferenza, dalla incipiente paura del lutto, di una morte
più o meno improvvisa, che lede e oltraggia gli affetti, ma,
spesso, condiziona anche pesantemente la vita economica
delle famiglie.
Quel reparto io, da
giornalista, l’ho visitato anche di notte. E uscendo mi sono
detto:
ammirare una
persona per quello che fa, per quello che dà e non solo per
quello che dice, è un atto concreto di testimonianza civile.
Ho chiesto molte volte ad Antropoli: ma scusa, dato che la
tua carriera professionale l’hai costruita su una capacità e
su un talento che in età ancora giovane ti ha condotto a
diventare primario del Cardarelli, mi vuoi spiegare chi
cavolo te lo fa fare di scapicollarti ogni giorno, dopo
otto, dieci, spesso ventiquattro ore consecutive di reparto,
di a metterti a visitare gratis, a Capua, le persone a casa
loro, di immergerti in lunghe, faticose, spesso stucchevoli
riunioni con consiglieri, assessori e dipendenti del Comune
di Capua, di ricevere decine e decine di persone che
formulano le richieste più varie, più strane, dal
proverbiale posto di lavoro per il figliolo che non ha avuto
voglia di studiare, al contributo di cento euro per questo o
quel bisognoso. Lui mi guarda e mi risponde:
“Gianluigi, tu sei
tanto intelligente e non capisci?”
Incasso e rimugino:
ecco qui uno che della politica non ha bisogno e sta
attaccato alla politica con le unghie. Diamine: la passione,
una vanità del fare, volta a fin di bene. La determinazione
a risolvere problemi della quotidianità della gente dopo
aver tirato in tanti dalla fossa con l’uso quasi miracoloso
del suo bisturi.
Mosca bianca, merce
rara. Da uno come Antropoli
la politica, se
la politica avesse finalmente un po’ di coscienza civile,
potrebbe ricominciare!
In bocca al lupo,
Carmine. |