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Festini
lesbo nel cuore di Capua. Un giro di affari, mascherato
dietro le mura di un appartamento del centro, reso florido
dall’arma del ricatto e dal silenzio delle vittime. Con il
reato di concorso in estorsione, finiscono in cella due
donne, M.V., 36 anni di Capua, e una cittadina di
nazionalità russa, N.D., 33 anni, anche lei
residente a Capua. Sono accusate di aver adescato donne
mature e ragazze omosessuali e bisessuali per feste e
rapporti saffici e di aver riscosso somme di denaro in
cambio del loro silenzio. Con la minaccia di svelare ai
familiari e, soprattutto, a mariti e fidanzati i gusti
sessuali delle vittime, le due donne richiedevano
cinquecento euro. Il peso ricattatorio delle minacce faceva
poi il resto. Probabilmente - anche se su questo dettaglio
sono ancora in corso le indagini dei carabinieri della
compagnia di Capua - le due vessatrici non hanno avuto, fino
a ieri, la benché minima difficoltà a riscuotere ingenti
somme di denaro, forti della paura delle vittime e dello
sfondo omosessuale delle rivelazioni. Non ha, invece, ceduto
al ricatto una extracomunitaria di nazionalità ucraina,
coniugata con un cittadino di Capua. Nonostante le fosse
stato intimato di consegnare una somma di denaro pari a
cinquecento euro, quale prezzo del silenzio a fronte di un
rapporto lesbo avuto con le proprie aguzzine, la donna ha
preferito sporgere denuncia. Ai carabinieri ha riferito
dettagli agghiaccianti circa le minacce proferite dalle due
donne. «Se non paghi cinquecento euro, diremo tutto a tuo
marito», il dictat imposto per conquistare il silenzio delle
due ricattatrici. Minacce alla quali la vittima ha finto di
assecondare. Ma all’appuntamento stabilito per il pagamento,
fissato per ieri pomeriggio in prossimità del complesso
monumentale di Porta Napoli, la donna ucraina non è giunta
sola. Con lei, fingendosi sue amiche, c’erano anche due
ragazze in borghese della compagnia carabinieri di Capua.
Giunte puntuali all’appuntamento e per nulla meravigliate
della presenza di altre due donne, la V. e la D.
hanno comunque preteso i cinquecento euro, così come
precedentemente pattuiti. Ed è stato proprio quello il
momento in cui, con tanto di denaro alla mano, sono per loro
scattate le manette. Non hanno opposto resistenza
all’arresto. Condotte in caserma, sono state a lungo
interrogate dal magistrato. Sono ora rinchiuse nel carcere
di S. Maria C. V. a disposizione dell’autorità giudiziaria. |