E' una
domenica mattina di metà settembre. Il caldo asfissiante dei
mesi scorsi sembra finito. E' il clima ideale per una lunga
passeggiata in bicicletta. Vorrei pedalare in santa pace ma
non so dove andare. A Capua non c'è un parco e nemmeno una
pista ciclabile. Decido, come se avessi scelta, di recarmi
in centro.
Abito in
periferia, non tanto lontano dall'urbe, e sono costretto a
transitare per via Napoli. Pedalo ed osservo. Decine di auto
scorrono davanti ai miei occhi. I marciapiedi sono sudici.
Nell'aria c'è un odore sgradevole. Mi viene voglia di
ritornare a casa.
Con poche pedalate raggiungo corso Appio.
Giro in via Andreozzi e poi in piazza Medaglie d'Oro.
Raggiungo via Monte dei Pegni dove per poco un'auto non m'investe. Mi
fermo per riprendermi dallo spavento. L'utilitaria prosegue
per una ventina di metri: poi si arresta. Al volante c'è un
ragazzo in preda alla collera. Mi sfida e presumo
voglia picchiarmi. Sono disgustato e riprendo a pedalare.
Scorgo due
ragazzi seduti sulla panchina di fronte alla fontana.
Parecchie persone passeggiano per il corso in gruppi di due
o tre. L'episodio
mi ha turbato. Non vado più al centro: decido di cambiare
direzione. Compio il giro della piazza e ritorno
in via Napoli. Numerose auto scorrono davanti ai miei occhi.
Alcune imboccano via Palasciano, altre via Gran Maestrato
San Lazzaro. Poche svoltano in corso Appio.
Osservo le
persone al volante. Mi trasmettono ansia e preoccupazione.
E' domenica ma sembra un qualsiasi altro giorno della
settimana. Sono tutti presi dal solito correre. Ma per
arrivare dove? E' d'obbligo una riflessione.
Siamo stati
fagocitati da un "sistema" che ci costringe a correre
obbedendo alla parola d'ordine "sviluppo". Dobbiamo crescere,
consumare, accelerare. Lo facciamo per stare meglio? Ne
siamo veramente certi? O
forse, come dice qualche illustre economista fuori dal
coro, è giunto il momento di rallentare? Ci dicono tutti i giorni ed in tutte le salse
che per stare meglio dobbiamo crescere e consumare.
Ci hanno
persuasi, a furia di bombardarci di messaggi pubblicitari, che dobbiamo possedere
sempre di
più, anche ciò che non ci serve affatto. Dobbiamo
indebitarci pur di vivere ai presunti alti livelli. Ma siamo
sicuri che in tutto questo siamo noi a guadagnarci
veramente? Se la smettessimo di paragonarci continuamente a
chi presumiamo stia meglio di noi, perché possiede di più,
forse ci accontenteremmo di ciò che abbiamo e saremmo
soddisfatti della nostra vita. Non vado oltre. Ognuno è
libero di farsi la propria idea in merito. Preferisco ritornare sull'argomento Capua.
La nostra è
una
città piccola dove la vivibilità è modesta. Come possiamo
verificare quanto sostengo? Analizzando la qualità di alcuni
aspetti che incidono sulla vita dei cittadini: la sicurezza
urbana; il senso civico dei cittadini; le opportunità di lavoro; i servizi pubblici; la
salubrità dell'ambiente; la pulizia, la cura e
l'accessibilità degli spazi pubblici; gli spazi verdi; le isole pedonali e le piste
ciclabili; la raccolta differenziata ecc.
Dovremo
impegnarci tutti, nessuno escluso, per migliorare gli
aspetti elencati e quindi la vivibilità.