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A
un anno dal primo volo di
“Castore”, il Presidente del CIRA (Centro Italiano Ricerche
Aerospaziali) Sergio Vetrella ha annunciato oggi l’avvio
della fase operativa della “Campagna Arbatax 2008” relativa
alla seconda missione che, questa volta, vedrà come
protagonista “Polluce”, il secondo esemplare di laboratorio
volante aerospaziale senza pilota. In serata, il velivolo
progettato e realizzato dal CIRA con il contributo di
importanti industrie nazionali del settore, sarà infatti
trasferito dalla sede del Centro, dove è stato assemblato,
all’Aeroporto di Tortolì in Sardegna. Il lancio, sempre con
pallone stratosferico, avverrà tra marzo e aprile. Il giorno
preciso dipenderà dalle condizioni atmosferiche, dai limiti
operativi imposti da ENAC/ENAV per la salvaguardia del
traffico aereo, nonché dall’eventuale concomitanza di altre
attività presso il Poligono Interforze di Salto di Quirra (PISQ).
“Polluce” è molto simile a “Castore”, ma più avanzato.
L'esperienza operativa maturata con il primo lancio, così
come l'elaborazione dei dati raccolti dai computer di bordo
e trasmessi, via satellite, alle stazioni di terra, hanno
consentito, infatti, di perfezionare questo secondo velivolo
e di progettare una seconda missione più complessa, sia dal
punto di vista delle velocità da raggiungere, che delle
manovre da effettuare durante il volo. Rispetto al primo, il
prossimo lancio sarà caratterizzato da una quota di sgancio
del velivolo dal pallone stratosferico di 25 km; oltre ad
una manovra di richiamata più lunga, il velivolo compirà
anche una manovra di “alfa-sweep”, tale cioè da variare
l’angolo d’attacco mantenendo costante la velocità, ed una
virata; la velocità massima raggiunta sarà di Mach 1,2
(circa 1.500 km/h) contro i Mach 1,07 del primo volo.
Terminata la fase sperimentale, un’ulteriore manovra porterà
al rallentamento del velivolo fino ad una velocità prossima
a Mach 0,2 (circa 250 km/h), che consentirà l'utilizzo di un
paracadute convenzionale prima della fase di ammaraggio. La
durata di questo secondo volo sperimentale sarà di circa 140
secondi contro i 47 del primo. Il velivolo, la cui funzione
è quella di laboratorio volante, servirà ad estendere le
conoscenze già acquisite nei settori di aerodinamica e
strutture e a testare l’affidabilità delle tecnologie e
delle leggi di controllo utilizzate per la navigazione con
guida automatica. Nelle ultime fasi di preparazione al volo,
sarà completata l’istallazione a bordo di un esperimento
passeggero proposto da una PMI e basato sull’uso della
tecnologia MEMS (sistemi elettromeccanici miniaturizzati)
per la misurazione delle accelerazioni caratteristiche del
volo. In futuro, Polluce sarà a disposizione di quanti, tra
aziende, enti di ricerca, università, rispondendo all’Announcement
of Opportunity, vorranno sfruttare i voli dell’USV per
condurre esperimenti, sia sulla base delle apparecchiature
già esistenti a bordo, sia imbarcando proprie strumentazioni
in uno spazio appositamente progettato. La realizzazione
della prossima missione vedrà ancora una volta il
coinvolgimento massiccio di enti governativi come l’ASI,
per il supporto alle operazioni di lancio;
l’Aeronautica Militare, per l’utilizzo della stazione
mobile per la telemetria relativa agli esperimenti
scientifici e delle capacità del PISQ;
l’ESA per l’utilizzo del sistema satellitare Artemis
per le telecomunicazioni; la
Marina Militare, per le operazioni di recupero del
velivolo e del carrier dopo l’ammaraggio.
Concepito nel 2000 e avviato nel
2002, il programma USV (Unmanned Space Vehicles) è giunto in
poco più di quattro anni ad effettuare un primo lancio, con
“Castore” (che con oltre l’80% degli obiettivi raggiunti è
stato un successo non solo per il CIRA, ma per tutto il
sistema aerospaziale italiano), ed ora a solo un anno di
distanza si prepara al secondo lancio, con il velivolo
gemello “Polluce”, ed un terzo volo è già previsto per la
fine dell’anno. Obiettivo di questa missione e di quelle in
programma è l'acquisizione di dati relativi al volo
transonico e supersonico con la prospettiva di investigare,
nel prossimo futuro, anche le complesse fasi del volo
ipersonico (5000-6000 km/h)
in atmosfera e di rientro dallo
spazio per mettere a punto alcune delle principali
tecnologie e metodologie che consentiranno alle nostre
imprese di sviluppare i futuri velivoli spaziali e
transatmosferici in grado di ridurre notevolmente il tempo
di collegamento tra diversi continenti. |