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Trenta
anni di reclusione per Armando Basso e Vittorio Giacobbe, i
due minturnesi accusati di essere gli autori dell’omicidio
di Antonella Pepe, la trentottenne di Capua, uccisa e poi
data alle fiamme. La decisione della Corte di Assise di
Appello di Roma, al termine di una camera di consiglio
durata quattro ore, ha confermato la sentenza di primo grado
adottata il 19 settembre dello scorso anno dal giudice del
Tribunale di Latina, Nicola Iansiti (con rito abbreviato),
condannando il quarantaduenne giostraio Armando Basso e il
ventenne Vittorio Giacobbe (nella foto a destra). I giudici
hanno confermato per entrambi l’accusa di omicidio
volontario pluriaggravato. Inoltre, non hanno ritenuto
opportuno, né necessario, disporre una nuova perizia
psichiatrica nei confronti dei due imputati. Hanno ritenuto
sufficiente, infatti, l’indagine peritale già effettuata in
primo grado, che escludeva per entrambi l’incapacità di
intendere e di volere. I difensori di Basso e Giacobbe, gli
avvocati Andrea Gentile, Giuseppe D’Amici e Pasquale
Cardillo Cupo, hanno cercato di smontare l’accusa di
omicidio volontario, ritenendolo non conforme agli
avvenimenti. Per i difensori la morte della casertana,
avvenuta il 20 dicembre del 2006, si sarebbe consumata in
due momenti e, di conseguenza. Il primo sarebbe quello di
tentato omicidio che avrebbe visto protagonisti Giacobbe e
Basso che malmenarono la donna; il secondo quello di
omicidio colposo, in quanto i due, convinti che la 38enne di
Capua fosse ormai priva di vita, diedero poi fuoco al corpo.
Oltre alla sostanziale richiesta di derubricazione del capo
di imputazione i difensori hanno anche avanzato richiesta di
un’ulteriore perizia psichiatrica per i due imputati.
L’omicidio di Antonella Pepe è stato uno dei più efferati
avvenuti nel sud pontino e non fu facile per i carabinieri
di Minturno individuare gli autori dell’assassinio, rimasti
liberi per circa quattordici ore. A incastrarli, la
testimonianza di un carabiniere che, libero dal servizio,
notò i tre protagonisti della vicenda in un bar di Spigno
Saturnia, locale dove poi tornarono Basso e Giacobbe, subito
dopo aver compiuto il delitto, avvenuto in località
Ausentello, tra Minturno e Spigno. I riscontri successivi
dei carabinieri di Minturno, Formia e Latina, portarono alla
cattura dei due, i quali poi confessarono. I resti del
cadavere furono notati da un agricoltore. Dato l’allarme
scattarono le indagini che si conclusero poche ore dopo,
prima con l’individuazione del cadavere (furono trovate le
chiavi di casa della donna e una ricetta medica) e poi con
l’arresto dei due, catturati nelle loro case di Minturno. |