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Sono
le 10 del mattino, ma in marzo è ancora freddo anche a
mattina iniziata. È freddo e piove ma davanti ai cancelli
della stazione ferroviaria di Capua ci sono i ragazzi,
volontari dell’Esercito a Ferma Prefissata ad un anno, che
osservano che tutto vada bene, che qualcuno sia venuto a
prenderli per condurli alla loro nuova destinazione, la
celeberrima Caserma “Oreste Salomone” di via Brezza, dove
inizieranno il loro cammino professionale che potrà avere
una durata annuale o continuare con una ferma quadriennale.
A quest’ora sono giunti in una cinquantina, ma in formazione
completa arriveranno alla “Salomone” non meno di 1.200/1.300
VFP1. All’esterno della stazione un elegante bus dell’E.I. è
in paziente attesa per trasportarli alla loro nuova
destinazione. Sono ragazzi in maggior parte del Sud e
provengono da tutte le regioni meridionali, ma mentre senti
diversi dialetti, dal pugliese al siciliano, dal calabrese
al sardo, ogni tanto si girano perché qualcuno parla un
dialetto che da queste parti è difficile ascoltare. Ma si fa
subito amicizia, questo è il bello dei giovani d’oggi che
hanno scelto di provare una esperienza professionale nuova
ed emozionante. Prima c’era la leva che accomunava
indistintamente nord e sud, oggi, con la
professionalizzazione delle FF.AA. e la conseguente
sospensione della leva, lo zoccolo duro è rappresentato,
come sempre del resto da prima dell’Unità d’Italia, da
giovani del Sud. I cittadini contribuenti li vedono fuori
dalla stazione mentre caricano le loro valigie sul potente
pullman dell’Esercito, ignorando completamente come si
svolge la giornata di una persona in divisa. Noi siamo
entrati dentro la Salomone, lasciando a casa il luogo comune
dell’uomo della strada, di chi pensa che l’Esercito (come
qualsiasi altra forza armata) sia solo un serbatoio di nulla
facenti o parcheggio preferenziale per chi è in cerca di
lavoro o non ha trovato di meglio da fare. Tra un estremo e
l’altro c’è tanto, c’è passione e professionalità ma
soprattutto c’è una legge che ha eliminato l’obbligatorietà
della leva, mutando il volto delle forze armate del Paese.
Inizia da qui, dall’esterno della stazione di Capua il
viaggio dei nuovi volontari che fra qualche settimana
compiranno il loro più importante gesto: il giuramento di
fedeltà alla Patria ed alle sue istituzioni, un giorno che
ognuno di noi non dimenticherà finché campa, perché troppo
importante, molto impegnativo. Si può dire che dal momento
in poi, i nostri ragazzi saranno cittadini più responsabili
di quanto lo fossero prima di vestire la “mimetica”. La
scelta e la consapevolezza è il fondamentale aspetto da
sottolineare in questi ragazzi, che per circa tre mesi
resteranno a Capua prima di essere assegnati nei vari
reparti operativi. 12 mesi non bastano per fare un buon
professionista, un operatore di pace, come usava chiamarli
Giovanni Paolo II. Una giusta formazione, per lavorare
all’interno della Forza Armata nel modo più consono,
necessita di più tempo. Quello scarto temporale che permette
ai volontari a ferma prefissata di prepararsi nel migliore
dei modi. |