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E'
ormai un dato di fatto, fortunatamente non frequente, ma
meritevole comunque di non essere sottovalutato. Uno dei due
piloni del Ponte romano sul Volturno, che a Capua collega il
corso Appio con via Fuori Porta Roma, presenta infiltrazioni
d’acqua alla base e sulla parete laterale. Versamenti
traboccano, infatti, da due fessure nella parte più bassa
del sostegno a margine di via Riviera Volturno. Situazione,
questa, che si ripete ogniqualvolta il livello del fiume,
così come accaduto nei giorni scorsi a causa delle
abbondanti piogge, si innalza notevolmente. La fuoriuscita
d’acqua, resa ancora più evidente da segni di colata e
tangibile solo dopo il passaggio dell’ultima limitata ondata
di piena, non è però sfuggita all’attenzione dei cittadini,
per nulla meravigliati dell’anomalia. «È sempre la stessa
storia», borbotta un pensionato. Il commento non è di certo
casuale e intorno alla questione regna anche un po’ di
sfiducia mista a una certa preoccupazione per motivi di
sicurezza e incolumità. «Fra qualche giorno - continua un
altro cittadino - le tracce di umido si cancelleranno, tutto
ritornerà come prima e se ne riparlerà alla prossima piena».
Effettivamente, zampilli e colate d’acqua si manifestano
solo dopo che il livello del fiume raggiunge o minaccia di
raggiungere i due fori al centro dei rispettivi piloni. È in
quelle occasioni, senz’altro molto rare, che dal Ponte
romano fuoriesce del materiale acquoso, che precedentemente
penetra da alcune crepe, accumulandosi all’interno. Una
vicenda ben nota, dal momento che diverse segnalazioni
furono fatte agli uffici comunali competenti già nel 2005,
in occasione dell’ultima alluvione. Fu avvertita anche la
Sala operativa della Regione Campania, settore Protezione
civile, la cui dirigenza vagliò subito l’opportunità di
sottoporre a controllo l’intera struttura fluviale,
soprattutto per accertare la eventuale presenza di
infiltrazioni d’acqua. Si parlò addirittura di un intervento
dei vigili del fuoco, che avrebbero dovuto radiografare, con
sofisticate strumentazioni tecniche, l’intero ponte per
accertare la sussistenza di fessure e liquidi all’interno
dell’antica struttura. Passarono poi dei mesi, gli anni, e
di quelle colate rimase, tuttavia, solo il ricordo. Fino a
ieri, quando con il fiume ritornato alla sua normalità, dopo
l’improvviso innalzamento del livello dell’acqua dei giorni
scorsi, agli occhi di qualche cittadino più attento e
curioso non sono sfuggite tracce di umido su uno dei due
piloni. Memoria subito proiettata all’ultimo straripamento,
quando macchie di umido e muffe furono notate per la prima
volta. Suscitarono all’epoca anche qualche timore per la
stabilità della struttura. Oggi la questione si ripropone.
Con la sola differenza che, rispetto al passato, tutto il
traffico viario di passaggio a Capua in direzione dell’Alto
Casertano è, ad oggi, convogliato proprio verso il Ponte
romano, molto più trafficato e molto più esposto a
sollecitazioni. Del resto, il nuovo piano di viabilità,
concertato a causa dell’inagibilità per il transito
bidirezionale dell’altro ponte fluviale sulla statale Appia
- che esclude radicalmente il passaggio dei mezzi pesanti,
dirottati su altre arterie - non sembra aver tenuto conto
delle condizioni del Ponte romano, all’apparenza più
robusto, ma comunque meritevole di un controllo, se non di
interventi di manutenzione e di ripristino. |