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Da: Comitato Capuano Allarme Rifiuti

 


Capua: Il dissociatore molecolare non è necessario a Capua

Un esempio di dissociatore molecolare

"Sul brevissimo termine soltanto l'avvio di un progetto serio di raccolta differenziata (con il supporto di una discarica) potrà porre fine alla fase critica di questa emergenza rifiuti più che decennale. Ma un progetto di raccolta differenziata serio e autenticamente politico, che non sia cioè soltanto propagandistico e contingente, dovrà avere, fin da subito, una prospettiva di lungo periodo che nell'attuale condizione planetaria non può che implicare l'impegno di raggiungere, da qui a venti anni, il riciclaggio al 100 % dei rifiuti, meglio detti "materiali post consumo"; ciò di cui si parla, ormai da anni, in metropoli europee, nord-americane e giapponesi.  Se è vero, come ha detto nell'ultimo Consiglio Comunale l'assessore all'ecologia Ricci, che in tempi brevi, cioè da qui a uno o due anni, la raccolta differenziata non potrà da sola bastare, senza altra impiantistica, a risolvere l'emergenza in tutta la Campania, è vero anche che, se la questione è relativa, come nel nostro caso, a comunità cittadine più ristrette, che non pongono i problemi logistici tipici degli agglomerati metropolitani, il discorso cambia, ed anche nei tempi non lunghi di due o tre anni è possibile, dunque auspicabile anzi doveroso, il raggiungimento di risultati consistenti nell'ordine del 70-80% di materiale riciclato, come del resto già avviene persino in centri di 900.000 abitanti come Edmonton, in Canada, e come può del resto essere reso possibile dalla buona strategia che sta per essere messa in opera qui a Capua, dal momento che vi è previsto il coinvolgimento attivo di strutture per natura votate a fini pedagogici quali sono scuole e parrocchie.  difetti dell'impianto di dissociazione molecolare: Poste queste premesse, ci chiediamo come mai si insista tanto per la costruzione di un impianto che nello specifico avrebbe caratteristiche tecniche contrarie a un progetto politico ed educativo come la campagna per i rifiuti-zero. L'impianto in questione avrebbe infatti una capacità di trattamento di 100 tonnellate al giorno e servirebbe una comunità di circa 60.000 abitanti, produttrice di circa 81 tonnellate di immondizia al giorno: se pure nessuno dei comuni facesse un solo briciolo di raccolta differenziata l'impianto lavorerebbe al di sotto della sua capacità; se ogni comune si impegnasse virtuosamente nel riciclo l'impianto verrebbe via via privato di materia prima! Le risorse del pianeta non sono infinite ed è più saggio riciclare plastica e alluminio piuttosto che smaterializzare questi materiali per ricavarne del gas. La Campania ha per di più un territorio che è a rischio di desertificazione, ragion per cui sarebbe più opportuno ricavare dall'umido del "compost", cioè del fertilizzante (oltre che il biogas), piuttosto che ridurlo in polvere inerte, ammesso che inerte sia, e non a sua volta inquinante.
Invece di spendere 30 milioni per il dissociatore, con soli 2 milioni di euro per il 40% finanziati dalla Regione a fondo perduto, si potrebbe costruire, per un bacino di 60.000 abitanti, un impianto di compostaggio a digestione anaerobica: una tecnologia che permetterebbe di ricavare da una tonnellata di rifiuto organico dagli 80 ai 150 metri cubi di metano. Il trattamento a freddo della frazione organica è peraltro indicato dal Piano Interventi e dalla Delibera della giunta regionale n. 153 del 18 gennaio 2008 (pubblicati sul BURC n. 7 del 18 febbraio 2008). All'assessore Ricci, che ci ricorda che la dissociazione molecolare è in uso in Islanda, un Paese che sarebbe più avanti di noi su questioni di tutela dell'ambiente, rispondiamo che prima di tutto è meglio evitare di incorrere in un pregiudizio positivo nei confronti di chi non fa altro che abitare più a Nord: l'Islanda figura infatti tra i maggiori produttori di rifiuti al mondo pro capite e nel 2005 non raggiungeva il 10 % di raccolta differenziata; in secondo luogo, guardiamoci dal rischio di esportare acriticamente un modello da un luogo all'altro: l'Islanda, per dirne soltanto una, non ha problemi di desertificazione. Quello che proponiamo:  – Una scelta frutto di una discussione che coinvolga la parte più attenta e impegnata della società civile: basta con le scelte unilaterali.
– Un piano rifiuti comunale che comprenda la raccolta differenziata così come è stata progettata da questa Amministrazione, ma che investa, come soluzione conclusiva del ciclo, su un impianto di Compostaggio a digestione anaerobica per la sola frazione umida (il 35 % del rifiuto domestico); che oltre ad offrire i vantaggi già detti ha impatto senza dubbio nullo e una perenne sostenibilità ambientale.
– Il ricorso, per lo smaltimento del residuo secco indifferenziato, ai 7 impianti CDR campani, già esistenti e di cui chiediamo solo la riconversione in impianti TMB (ciò che peraltro tecnicamente già sono) in accordo con quanto auspicato dallo stesso assessore regionale all'ambiente Walter Ganapini."

Per informazioni scrivi a: redazione@capuaonline.com

 

 

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