|
La
mostra “Mediterraneo”, che ospita le recenti opere di
Michele Roccotelli, allocate nell’icastica “Sala delle
Matres Matutae” del Museo provinciale campano di Capua,
rimarrà aperta fino al prossimo 30 aprile. In occasione
dell’inaugurazione erano presenti Gennaro Stanislao, Flavio
Quarantotto e Carmine Antropoli, che hanno parlato
dell’eclettico e dinamico Michele Roccotelli, che abbiamo
avuto l’opportunità di vedere con le sue ultimissime prove
anche all’Expo Arte di Bari nel pulsante e vitale stand
delle “Frida Arte”, importante galleria barese, diretta con
competenza e passione da Gloria Sarcinella. Michele
Roccotelli è un artista di grande spessore, che ha esposto
in numerose e prestigiose gallerie, sia in Italia che
all’estero, nonché in spazi pubblici di grande rilevanza. È
regolarmente presente nelle rassegne e fiere d’arte
contemporanea da Bologna a Roma, da Bari a Milano, e così
via. Numerose le monografie ed i testi critici che lo vedono
protagonista. A lui i critici, nessuno escluso (da Livrea a
Segato, da Bignardi a Nigro e sino a Sgarbi), gli
riconoscono un sapiente uso del colore; egli conosce,
infatti, l’arte della dissoluzione del colore e della sua
riaggregazione. Case, chiese, fiori, paesaggi, che ricordano
la sua cara terra della Murgia e, ancora, mare, cielo e
terra rimbalzano in un’esplosione di colori partoriti da una
“violenza” cromatica, in continuo movimento. Certamente i
dipinti e le ceramiche dell’artista tentano molto ed,
ammiccanti e freschi, si offrono. Si pongono,
fondamentalmente, quale prova pittorica dinnanzi agli occhi
dei fruitori per farsi ammirare, apprezzare e conciliano,
così, anche il tentativo di far conoscere una terra, quella
pugliese, calda, storica e aperta. Michele Roccotelli,
artista “globetrotter”, viaggia per il mondo e lo si
riconosce nelle varie fiere d’arte nazionali ed estere con
quel suo caratteristico zucchetto, che indossa con
disinvoltura; meriterebbe d’appellarsi lo “zucchetto murgese”.
Zampillano nelle sue decise elaborazioni sorgive
connotazioni e risolti contorni e vivono le “macchie”
indelebili della Murgia, dove il sole carica di luce
l’atmosfera e inonda ogni cosa, e la brezza leviga. Da
primati privilegiati a momenti vissuti la materia pittorica,
lanciata in abbreviate corse, incontra lame di luce. Tra
lamentazioni pagane e precipitati cristiani si dispone una
pittura, densamente ordita, che sa separare scorie, residui
e detriti da lucenti frammenti. L’artista con un essenziale
rapporto quotidiano, sensitivo ed intellettivo con
l’ambiente, cerca di riprendere composite tessiture e
magnetiche sensazioni. Magiche suggestioni visive, tattili,
olfattive si propagano sulle tele e sulle ceramiche in
riverberi e in riflessi di partecipazione panica ed
alimentano una percezione visiva, che sfiora o richiama
stimoli sensoriali. Guidando la forza dei mescolamenti, di
cui è abilissimo moltiplicatore, amalgama l’immersione
panica a un eden ritrovato. Grazie ad attraversamenti
segnici e al canto del colore, coniugato con qualificate
amenità, nutre di estese vibrazioni vitalissimi segni, che
palpitano di materia. La pittura dell’artista s’espande come
tendenza corporale e sedimentazione memoriale e trova asilo
raffinato anche nelle ultimissime singolari plastiche,
trattate con procedimenti ceramici. Nella varietà di
passaggi pittorici di Roccotelli sfilano, oltre alle
assolate campagne o alle fertili distese o alle radicate
coltivazioni dei distretti rurali, anche le dimensioni
urbane, trattate con inequivocabile gran mestiere,
attraverso rapide sezioni verticalizzate e sovrapposte
griglie, sostenute da materie coloristiche audaci, piene,
convinte, talvolta, cangianti ripartite sabbie e rivalutate
carte mentre forti aneliti ed umori informali, d’estrazione
e significazione naturalistica, grazie a cromie spinte e a
gesti calibrati, segnano una regione, rotolano fantasia
nell’invenzione dello spazio e classificano e reinvestono
tracce dell’uomo e dei suoi passaggi espressivi e
sapienziali. In fondo, ripropone modulazioni cromatiche,
andamenti orografici, precipui agro-interessi, peculiarità
architettoniche, sostanziali arcani ed assortiti, complessi
e differenti vissuti della Murgia. Il passionale sentimento
della pittura di Roccotelli riesce a raccogliere soglie
accoglienti della visione della propria terra, con tutte le
variegate particolarità, in una liberata ed armoniosa
gestualità, tra minute rifrazioni, volute e contenute
interferenze ed inseguite trasparenze, che aumentano la
fermentazione reticolare di coordinate segniche, cromatiche
ed energetiche. Catturare l’anima del paesaggio, con i suoi
contorni e i suoi dettagli, non è compito facile, ma nessun
affanno compositivo colpisce la mano rapida e felice
dell’artista, che evita abusi di colore. Il suo saggio
processo di osservazione viene convertito in un affidabile
contesto di tele o viene siglato in un’efficace
riplasmazione propositiva, assicurata da folgoranti accenti
coloristici che impressionano spigliate, sciolte e filanti
stesure su terrecotte e ceramiche, che consegna
stupefazione. La produzione di Michele Roccotelli, in
tecnica mista su tela e pittorica vascolare, condensa un
viaggio estetico mirato a motivare una valorizzazione
d’appagamento di livello estatico. Sembrerebbe slittare
fuori del tempo la pittura di Roccotelli, ma non è così;
tutte le tele rispondono ad un diarismo pittorico. Radici e
visioni s’assommano non per rappresentare, ma per costituire
un approccio, in parte inedito, con il proprio mondo gravido
di “genius loci”. Sostrati e citazioni non vivono distacchi
nella pittura dell’artista, anzi sono selettivamente
coinvolti. Il peso istintivo ed emozionale è promosso da un
sogno cromatico irruente, mentre dettati mentali ed
acquisizioni capitali vengono rilasciati da avvedute
redazioni. Da un lato, quindi, è corroborata una capacità
visionaria; mentre, d’altro canto, viene ridimensionata una
pagina a più veli evocativi, in cui minime incidenze
frattali e rilevanti sequenze si posano e generano una
sovrabbondanza di possibili letture. Questa pittura,
intensamente preparata, accuratamente costruita,
intelligentemente articolata, finemente motivata, avvertita
di umori antichi e di segnali contemporanei, in cui si
conglobano sicuri affetti e graffianti effetti, tra
distribuite ed accorate meraviglie, non rientra in
un’accentuata categoria, né in un ambito codificato, ma
nella disciplina delle emozioni, che definisce una sua
“cifra”. Dalla personalissima “cifra” di Michele Roccotelli
emerge, oltre alla stesura di un lungo episodio pittorico,
una vicenda originale, che corrisponde all’abile
registrazione di entusiasmi e di proiezioni esistenziali.
Elaborazioni paesaggistiche e dettati architettonici del
territorio pugliese, pluralità segniche scaturite dal
dominio degli affetti e dall’imperio della storia, sveglie e
concilianti emozioni si raccolgono e si distendono nel
vitale registro cromatico scelto ed eletto da Michele
Roccotelli, che non si stanca mai di stupire e di stupirsi.
Michele Roccotelli merita ancora attenzione, perché
sorprende il suo amore per la terra pugliese, densa di umori
e gravida di linfa vitale, che riesce magnificamente ad
inquadrare in elaborate solarità compositive che definisce,
ormai, da anni. |