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Slittata
a venerdi pomeriggio la seduta del consiglio comunale di
Capua. Una seduta monotematica imperniata esclusivamente
sulla revoca dell'incarico alla ditta Iap della riscossione
tributi. Un provvedimento in itinere già all'indomani
dell'affidamento stesso poiché il sindaco dell'epoca, Pasca
che guidava una giunta di centrodestra, incominciò a
ritornare sui suoi passi, affidando tutte le carte
all'avvocato Minervini per arrivare alla rescissione del
contratto. Dopo la parentesi commissariale, l'arrivo del
primo cittadino attuale, Antropoli che, evidentemente, ha
ritenuto opportuno seguire le orme del suo predecessore. Ma,
a differenza di questi, che attraverso l'esecutivo portò a
termine tutte le pratiche burocratiche per individuare la
ditta che avrebbe poi riscosso i tributi dei cittadini
capuani, ha coinvolto il consiglio comunale per esprimersi
sulla rescissione, facendo avanzare qualche perplessità nei
componenti l'organismo. Ma perché si è giunti alla revoca
molti anni prima della scadenza contrattuale? «Perché la Iap
non ha svolto un servizio efficiente - spiega Antropoli - ed
ha prodotto un danno economico al comune nell'ordine di
300mila euro all'anno, cioè l'importo dell'agio dovuto. È
l'epilogo di due anni di contestazioni e di malumori della
cittadinanza che non ha tratto alcun beneficio dall'esternalizzazione
del servizio in quanto gli evasori della Tarsu, molti dei
quali figurano anche tra quelli che si fanno paladini contro
gli aumenti della tariffa, non sono diminuiti nei quattro
anni di gestione della Iap». Insomma un argomento spinoso
che potrebbe portare anche ad un contenzioso con la ditta
che apre i suoi uffici sul corso Appio. «A questo punto -
afferma Enzo De Gennaro - ex assessore ed ex consigliere
comunale di minoranza all'epoca della nomina della Iap - è
meglio un contenzioso che procedere con una perdita
economica annuale consistente. Fui uno dei più convinti
oppositori alla cosa per tutta una serie di motivi: la
riscossione funzionava bene con gli uffici comunali e
l'evasione era contenuta nei limiti fisiologici; si dava ad
una ditta esterna il libro dei contribuenti ed a una quota
sottostimata degli incassi facendo scattare sicuramente un
agio al 16 per cento e non più all'otto sulla cifra
eccedente il tetto individuato; i trasferimenti dei soldi al
comune avvenivano dopo 90 giorni, lasciando le casse
comunali vuote e costringendo l'ente locale a ricorrere alle
banche per far fronte alle spese correnti. Credo che ci sia
stato un rinsavimento del comune in questo senso». Dunque si
preannuncia un consiglio comunale singolare, anche se per
coerenza il centrosinistra, oppositore dell'Iap all'epoca,
dovrebbe votare a favore della revoca. Andrea Vinciguerra,
della Sinistra Alternativa, sarà un consigliere di minoranza
assente: «Parto per le meritate vacanze - precisa - e non
potrò essere in aula. È indubbio il servizio insufficiente
della Iap, ma bisogna vedere se le carte per la sua revoca
sono a regola d'arte e se il comune, poi, ha le
professionalità per gestire il servizio riscossione tributi
e non pensi poi ad un nuovo affidamento. Se lo farà da solo
e bene è giusta la revoca». |