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Centosessant'anni
fa il capuano Ferdinando Palasciano precorreva i principi
fondamentali della Croce Rossa, rischiando la pena di morte
dopo aver prestato soccorso ai feriti del campo avverso a
Messina durante la rivolta popolare domata da Carlo
Filangieri. Invero, soltanto il 22 agosto 1864 veniva
stipulata la convenzione di Ginevra, atto di nascita
dell'Associazione internazionale la cui paternità è
attribuita ad Henry Dunant, autore di un proprio progetto
umanitario dopo la battaglia di Solferino del 1859. Di
Palasciano e della sua opera si parlerà domenica prossima a
Capua (dove era nato il 13 giugno 1815) nel corso della
manifestazione in suo onore, organizzata
dall'amministrazione comunale d'intesa con i comitati
provinciali Cri di Napoli (dove l'ex ufficiale medico
borbonico visse sino alla morte avvenuta il 28 novembre
1891) e di Caserta. L'evento assume particolare significato
per la rilettura di una pagina di storia, che non ha mai
reso piena giustizia a Ferdinando Palasciano, anche se già
il 23 dicembre 1863 l'accreditato «Jurnal de Gènève» gli
riconosceva la priorità dell'idea di Croce Rossa. Fu un
capuano, in effetti, a scendere in campo con forza qualche
tempo dopo per rivendicare la proposizione anticipatrice del
Palasciano. Michele Cappuccio, funzionario dell'Interno che
lasciò la carriera prefettizia a Roma per dedicarsi con
tanto slancio alla presidenza del Centro Europeo della
Diffusione della Cultura di Bruxelles, nel numero di ottobre
del 1929 del Bollettino dell'Ordine dei Medici di Napoli
pubblicava un appassionato saggio dal titolo «Un precursore:
Ferdinando Palasciano». In occhiello «Omnis italicis italica
virtus». Traducendo liberamente: «Riconosciamo il valore
italiano agli italiani». «Non vogliamo certo disconoscere i
meriti, pure essi considerevoli di Henry Dunant, che, fra i
primi, ha riconosciuta la opportunità di grandi associazioni
volontarie per il soccorso dei feriti di guerra - osservava
Cappuccio - ma non vediamo, però, per quale ragione, e
proprio da noialtri italiani, si debba esaltare tanto la
memoria del ginevrino Dunant e lasciare nell'ombra il
capuano Palasciano». Per la verità sul numero due del
febbraio 1927 della rivista Croce Rossa Cesare Baduel aveva
evidenziato il giusto merito del Palasciano così come
Gaetano Mazzoni di Roma nel 1883 aveva tracciata l'apoteosi
del celebre chirurgo capuano. Un argomento per tutti
affronta Michele Cappuccio, con l'acume del giovane studioso
(all'epoca aveva 22 anni) allorquando afferma che soltanto
il Palasciano, e non anche il Dunant, esprime con chiarezza
il concetto di neutralità dei feriti di guerra. Eppure,
sebbene fosse stato nominato dal Moynier, presidente della
Confederazione svizzera, segretario della commissione per la
organizzazione della prima conferenza internazionale della
Croce Rossa del 1863, il Palasciano non fu invitato a
parteciparvi né nessuno, in quella sede, si preoccupò di
rivendicargli quella priorità che gli competeva. Il
precursore della Cri si dovette contentare solamente di una
sterile, ma dignitosa protesta, sollevata in seno
all'Accademia Pontaniana di Napoli il 27 dicembre 1863,
rimasta senza alcuna pratica conseguenza nel campo
internazionale - incalza Michele Cappuccio - per l’imperizia
dei governanti dell'epoca. |