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Da: "Il Mattino"

 


Capua: E Palasciano inventò la Cri

Ferdinando Antonio Palasciano (1815 - 1891)

Centosessant'anni fa il capuano Ferdinando Palasciano precorreva i principi fondamentali della Croce Rossa, rischiando la pena di morte dopo aver prestato soccorso ai feriti del campo avverso a Messina durante la rivolta popolare domata da Carlo Filangieri. Invero, soltanto il 22 agosto 1864 veniva stipulata la convenzione di Ginevra, atto di nascita dell'Associazione internazionale la cui paternità è attribuita ad Henry Dunant, autore di un proprio progetto umanitario dopo la battaglia di Solferino del 1859. Di Palasciano e della sua opera si parlerà domenica prossima a Capua (dove era nato il 13 giugno 1815) nel corso della manifestazione in suo onore, organizzata dall'amministrazione comunale d'intesa con i comitati provinciali Cri di Napoli (dove l'ex ufficiale medico borbonico visse sino alla morte avvenuta il 28 novembre 1891) e di Caserta. L'evento assume particolare significato per la rilettura di una pagina di storia, che non ha mai reso piena giustizia a Ferdinando Palasciano, anche se già il 23 dicembre 1863 l'accreditato «Jurnal de Gènève» gli riconosceva la priorità dell'idea di Croce Rossa. Fu un capuano, in effetti, a scendere in campo con forza qualche tempo dopo per rivendicare la proposizione anticipatrice del Palasciano. Michele Cappuccio, funzionario dell'Interno che lasciò la carriera prefettizia a Roma per dedicarsi con tanto slancio alla presidenza del Centro Europeo della Diffusione della Cultura di Bruxelles, nel numero di ottobre del 1929 del Bollettino dell'Ordine dei Medici di Napoli pubblicava un appassionato saggio dal titolo «Un precursore: Ferdinando Palasciano». In occhiello «Omnis italicis italica virtus». Traducendo liberamente: «Riconosciamo il valore italiano agli italiani». «Non vogliamo certo disconoscere i meriti, pure essi considerevoli di Henry Dunant, che, fra i primi, ha riconosciuta la opportunità di grandi associazioni volontarie per il soccorso dei feriti di guerra - osservava Cappuccio - ma non vediamo, però, per quale ragione, e proprio da noialtri italiani, si debba esaltare tanto la memoria del ginevrino Dunant e lasciare nell'ombra il capuano Palasciano». Per la verità sul numero due del febbraio 1927 della rivista Croce Rossa Cesare Baduel aveva evidenziato il giusto merito del Palasciano così come Gaetano Mazzoni di Roma nel 1883 aveva tracciata l'apoteosi del celebre chirurgo capuano. Un argomento per tutti affronta Michele Cappuccio, con l'acume del giovane studioso (all'epoca aveva 22 anni) allorquando afferma che soltanto il Palasciano, e non anche il Dunant, esprime con chiarezza il concetto di neutralità dei feriti di guerra. Eppure, sebbene fosse stato nominato dal Moynier, presidente della Confederazione svizzera, segretario della commissione per la organizzazione della prima conferenza internazionale della Croce Rossa del 1863, il Palasciano non fu invitato a parteciparvi né nessuno, in quella sede, si preoccupò di rivendicargli quella priorità che gli competeva. Il precursore della Cri si dovette contentare solamente di una sterile, ma dignitosa protesta, sollevata in seno all'Accademia Pontaniana di Napoli il 27 dicembre 1863, rimasta senza alcuna pratica conseguenza nel campo internazionale - incalza Michele Cappuccio - per l’imperizia dei governanti dell'epoca.

Per informazioni scrivi a: redazione@capuaonline.com

 

 

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