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Il
3 aprile, presso il Caffè letterario Ex libris, uno dei
luoghi più valenti d’Italia per le finalità culturali e per
la indiscussa raffinatezza architettonica, inserito in uno
dei palazzi più antichi e prestigiosi della Capua “città
d’arte e di studi”, si è tenuto un incontro tra i più
emozionanti che la Fidapa abbia mai voluto sperimentare. Si
è trattato, infatti, di ripercorrere poesie scritte da donne
o da poeti che hanno argomentato sulle donne. I segni della
originalità sono stati evidenziati dal fatto che a declamare
le poesie sono state le stesse fidapine, nello specifico:
Barbara Caturano, Anna Maria Ferrara, Teresa Manna, Maria
Palladino,Gioia Scotto, Beatrice Trombetti. Tra queste,
alcune signore hanno recitato poesie di autori italiani,
altre di compositori in vernacolo. Altre tre fidapine,
invece, si sono cimentate nella presentazione di testi
stranieri in lingua madre. La signora Stella Circhirillo,
presidente della Fidapa di Capua, ha letto
Prévert in francese, per
la traduzione dell’amica Beatrice Trombetti, la presidente
della sezione di Teano, Ruth Renwick Smart, ha recitato un
componimento di Goethe in tedesco tradotto da Marisa
Coppola, la past president di Capua Angela Lanna ha
declamato due frammenti di Saffo in greco, resi in italiano
da Antonio Sapio, poeta e simpatizzante della sezione di
Capua sin dalla sua fondazione. In quest’ultimo caso, la
poesia è stata accompagnata da immagini femminili proiettate
sullo sfondo della parete ad arco di Ex Libris e da un
pezzo musicale assai struggente. Gli altri componimenti
poetici sono stati intervallati dall’esperto chitarrista e
cantante Massimo Cammarata, dell’Associazione musicale
“Umberto Giordano” di Capua, che si è particolarmente
distinto per aver proposto bellissime canzoni napoletane,
attingendo ad un repertorio mai scontato o di comune
conoscenza. Il pubblico ha particolarmente gradito la
varietà dei temi affrontati nelle poesie: l’omaggio alla
figura muliebre più importante per un uomo, la madre; la
psicologia femminile colta nei suoi momenti più capricciosi
e vanesi con una sottile ironia; l’epigrafe funeraria del IX
sec. d. C. fatta incidere da un marito nella rimembranza
dell’amata scomparsa; il ricordo dell’omaggio poetico di un
marito; il momento della dissoluzione di un animo femminile
inquieto; la gioia del ritorno dell’uomo alla dimora in cui
la donna diventa strumento positivo di consolazione; la
gelosia parossistica finanche per il sonno dell’uomo amato;
la necessità dell’uomo di rapportarsi costantemente
all’amata; l’amore inteso come ossimorico piacere
dell’animo, ma anche sconvolgente tormento. Pur non esperte
nell’arte della declamazione, le fidapine hanno dato prova
di un profondo coinvolgimento e di grande disponibilità,
tanto da suscitare quel patos che attanaglia l’ascoltatore
di versi immortali. Una serata da non dimenticare, che anzi
andrebbe ripetuta alla presenza di un pubblico assai più
numeroso, disposto a gustare la gioia di un volo pindarico
di forte spessore culturale e di impatto emotivo di cui gli
adulti hanno spesso bisogno a fini catartici. |