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Ventotto
opere inedite di Mario Schifano, di un ciclo sconosciuto
ispirato alle «Matres Matutae» del IV secolo avanti Cristo
al Museo Archeologico di Capua, sono esposte da oggi e fino
al 15 ottobre allo Shenker Culture Club di Roma in piazza di
Spagna. La mostra, curata da Pierluigi Amen, anticipa le
celebrazioni che a dieci anni dalla morte sono dedicate a
Schifano nella retrospettiva che si inaugurerà, sempre a
Roma, mercoledì 11 alla Galleria Nazionale di Arte Moderna,
e riunisce 15 tele 160x130, 10 disegni 70x100cm e alcune
fotografie con gli interventi dell’artista. «Domenico
carissimo, ti assicuro che penso costantemente alle matres,
è vero universalmente valide. (…) Vi aspetto perché non le
sento più calme, da me, le matres. Ti cercano». Così
Schifano scriveva a Domenico Tulino, originario di Baiano,
in provincia di Avellino. Consulente per grosse aziende, con
studio nell’attuale sede dello Shenker (e dove viveva Byron
durante i suoi soggiorni romani) aveva accumulato un
cospicuo patrimonio. Collezionista d’arte, Tulino fu messo
in contatto con Schifano nel 1995 grazie a Brasilia
Pellegrinelli, che sin dal ’91 era rimasta affascinata dalle
«Matres». Dopo la visita al museo di Capua, Schifano e
Tulino andarono a Sabaudia per perfezionare gli accordi
economici della commissione: inizialmente il contratto
prevedeva 50 madonne per 500 milioni di lire. Nel rapporto
tra artista e mecenate c’era però l’elemento della profonda
fede religiosa di Tulino, con conseguente tentativo di
redenzione verso Schifano. E lui, che da anni non si muoveva
dal suo studio, si convinse a partire per l’Eritrea dove la
sorella di Tulino, Pia, aveva fondato l’ordine delle Sorelle
Samaritane. Il segretario di Schifano, Renzo Colombo,
ricorda che l’artista ritornò da quella esperienza «con
argomentazioni che non gli avevo mai sentito esprimere prima
di allora». Queste 28 straordinarie opere furono eseguite da
Schifano dopo il viaggio in Africa, tra novembre ’95 e
luglio ’96, Vennero consegnate in Piazza di Spagna nel ’96.
Nello studio di Tulino, restarono appese ai muri fino alla
morte del collezionista, nel 1999, un anno dopo la crisi
cardiaca che stroncò Schifano. Chiuse in una cassa, sono
rimaste a Baiano fino a tre mesi fa, quando lo storico Amen
viene a conoscenza della collezione, ereditata dalla sorella
di Tulino, suor Pina. Che ha fatto voto di povertà, e non
sapeva cosa farsene. Saranno vendute come unicum all’asta
per finanziare opere in Africa per la sua missione. Prezzo
stimato, tra uno e due milioni di euro. |