E'
trascorsa già una settimana e
potreste pensare che il mio tempismo giornalistico sia
inesistente. Ma non è così. Il dolore e l'incapacità
di accettare un evento che ancora oggi ritengo assurdo,
hanno bloccato cuore, mente e braccia. Ho deciso persino di
non utilizzare il plurale maiestatis e parlare in prima
persona. E non è tanto per raccontare una notizia di
cronaca, ma per ricordare un amico, una persona di cuore, un
bravo ragazzo che il tragico destino ha strappato via troppo
prematuramente.
Si chiamava Claudio ed abitava
nel mio parco. Lo vedevo spesso, si può dire tutti i giorni,
quando portava a spasso i suoi cani. Lo conoscevano tutti
nel parco perché era socievole, amabile, spontaneo. Se ne
avevo la possibilità lo avvicinavo per scambiare quattro
chiacchiere. Era quasi sempre allegro e sorridente. Parlava
spesso di computer, di internet, di chat: era il suo mondo.
L'ultima volta che l'ho visto,
era la mattina del giorno in cui si è manifestato il suo
tragico destino. Non era allegro e felice come al solito. Suo padre da qualche mese stava lottando con una grave
malattia.
Un amico per rincuorarlo gli
aveva portato una pizza di scarole. Purtroppo, proprio quel
possibile momento di serenità si è trasformato in tragedia.
Un destino veramente tragico, quello di Claudio. Una morte
assurda, inconcepibile, a soli trentadue anni.
Il modo in cui l'ho saputo è
stato improvviso, tremendo, sconvolgente. Sabato sera,
rientrando da una serata in pizzeria con una coppia di
amici, sono stato letteralmente folgorato da questa
terribile realtà. Ho visto il manifesto funebre col suo
nome. Non ci potevo credere. Anzi, non ci volevo credere.
Da allegro e felice, qual ero,
sono improvvisamente diventato rabbioso. Sono stato assalito
da una rabbia fortissima, distruttiva, cieca. Avrei spaccato
il mondo se solo avessi potuto. Continuavo a torturarmi con
la frase: "Non può essere!". Non sapevo ancora, però, cosa
fosse accaduto. Quale tremendo destino se lo fosse portato
via. E non volevo nemmeno saperlo. Qualunque fosse stata la
causa di quella morte per me sarebbe stata inaccettabile.
Perché? Perché gli volevo bene.
Ciao Claudio. Non ti
dimenticherò mai.