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Che
delizia le patatine fritte. E quanto olio per ottenerle
gustose. Certo una vera minaccia per la linea, ma più grave
l’inquinamento che ne consegue. Sì, perché i residui della
frittura compromettono la salute dei nostri mari: gli oli da
cucina, rientrando negli scarichi civili e confluendo in
depuratori non in grado di abbatterli, li ritroviamo per
gran parte nelle acque del litorale domizio. Un serio
problema, ma per fortuna qualcosa sta cambiando. A
Camigliano ad esempio, piccolo centro alle porte di Capua,
tra poco i cittadini dovranno raccogliere gli oli che
restano in pentole e padelle utilizzando contenitori ad hoc
forniti dal Comune. Seicento, uno per ogni famiglia, quelli
che saranno acquistati attraverso i fondi provenienti dagli
oneri versati alle casse dell’ente dai titolari delle
attività estrattive. Dunque soldi delle cave per smaltire
gli oli destinati a quattro ecopunti del paese. A effettuare
la raccolta, in forma del tutto gratuita, sarà il Conoe, il
consorzio che gestisce la filiera di oli esausti. Camigliano
sarà il primo Comune del territorio provinciale a promuovere
la speciale misura di salvaguardia ambientale. |