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I
lavoratori del Centro italiano ricerche aerospaziali di
Capua si sono astenuti dal lavoro martedì
mattina per due ore manifestando il loro dissenso rispetto
alla gestione del Centro. Circa il 70 per cento dei
dipendenti su un totale di circa trecentocinquanta unità ha
partecipato allo sciopero proclamato dalle organizzazioni
sindacali Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil, Ugl e Rsu Cira. "La
goccia che ha fatto traboccare il vaso - sottolinea Daniele
Guida della Rsu Ugl - è stato l'incomprensibile
irrigidimento su legittime rivendicazioni normative e
salariali contenute nella proposta di accordo di secondo
livello".
Ma i dipendenti del Cira hanno anche contestato ai vertici
manageriali una politica industriale "che sta portando ad
una progressiva provincializzazione del Centro con il
rischio — spiegano i sindacalisti — di un pericolo di
allontanamento dai programmi di ricerca nazionali". E ancora
i dipendenti criticano "gli eccessivi costi sostenuti per le
consulenze, circa il 25 per cento, con conseguenze
depauperamento del know-how delle risorse interne". Infine,
i lavoratori lamentano "l'assenza di prospettive di crescita
professionale che ha causato una notevole fuga di
ricercatori". Non a caso, negli ultimi anni ventuno
ricercatori, tutti formati in relazione alle rispettive
qualifiche e competenze, hanno abbandonato il proprio
impiego al Cira per altre occupazioni, anche estere. "Circa
venticinque i ricercatori che negli ultimi due anni hanno
abbandonato il Centro — dice Guida — ponendo un serio
problema all'intera struttura per la quale la ricerca
rappresenta il motore portante. Questo ci preoccupa
notevolmente anche per gli sviluppi futuri".Ma ad agitare
gli animi è stata principalmente la vertenza sindacale sul
rinnovo dei contratti. L'irrigidimento della dirigenza sulle
rivendicazioni salariali relative alle proposte di accordo
di secondo livello, infatti, ha creato malumore tra numerosi
dipendenti che, con le rappresentanze sindacali di Fim-Cisl,
Fiom-Cgil, Uilm-Uil e Ugl, non hanno tardato a far sentire
la propria voce. "Le rivendicazioni salariali sono state
presentate con una piattaforma a giugno dell'anno scorso -
si legge in una nota - ma fin dall'inizio c'è stato da parte
dei vertici una chiusura totale. Da qui le varie iniziative
messe in atto". |