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Da: "Il Mattino"


Capua: Antonella Pepe uccisa per errore

Presentato il ricorso in appello da parte dei legali di Armando Basso e Vittorio Giacobbe, entrambi condannati a trenta anni di carcere per aver ucciso Antonella Pepe, la trentottenne di CAPUA uccisa il 21 dicembre del 2006 nelle campagne di Minturno. Le istanze, inviate con atti separati e in momenti diversi, sono state presentate dall’avvocato Pasquale Cardillo Cupo, difensore di Armando Basso, 40enne di Minturno, e dagli avvocati Giuseppe D'Amici e Andrea Gentile, legale del 18enne di Minturno, Vittorio Giacobbe. Secondo gli avvocati della difesa, la sentenza del Gup del Tribunale di Latina, nel secondo grado di giudizio andrebbe riformata, in quanto non si sarebbe trattato di omicidio volontario. Per questo i legali chiedono la derubricazione del reato in omicidio colposo. Ma non è tutto, poiché gli stessi avvocati hanno sollecitato anche un’ulteriore perizia psichiatrica, per dimostrare un difetto di capacità dei due minturnesi. Va detto che nella precedente perizia psichiatrica, ordinata dal Gup di Latina, l’incapacità di intendere e volere non era stata accertata. Infine la difesa punta anche sul fatto che quella sera non ci fu alcuna violenza sessuale, in quanto la stessa Antonella Pepe sarebbe stata consenziente. Il delitto di Antonella Pepe, dunque, promette altri sviluppi. Il corpo della casertana, come si ricorderà, fu ritrovato completamente carbonizzato nelle campagne di Minturno, ai confini col Comune di Spigno. I carabinieri di Minturno, inizialmente ebbero delle grandi difficoltà ad identificare il corpo della donna, ma un mazzo di chiavi (quelle della sua abitazione ubicata al centro di Minturno) e un certificato medico, permisero agli inquirenti di individuare a chi appartenessero quei resti. Le indagini si indirizzarono su alcune persone, ma la testimonianza di un carabiniere che, poco prima del delitto vide i tre all’interno di un bar, fu determinante per risalire ai due presunti responsabili del delitto. E infatti dopo sole 16 ore Armando Basso e Vittorio Giacobbe furono arrestati e successivamente condannati in primo grado a trenta anni di reclusione. Una sentenza che non fu condivisa dai familiari della vittima, i quali si sono costituiti parte civile. Antonella era molto conosciuta a Minturno e la sua morte destò profondo scalpore, soprattutto per la situazione in cui è maturata. Ora, con il processo di secondo grado, si torna a parlare di una vicenda che ha profondamente segnato le famiglie dei due condannati.

Per informazioni scrivi a: redazione@capuaonline.com

 

 

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