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Di: Vincenzo Paternuosto


Capua: Siti potenzialmente inquinati, l'amministrazione comunale ha il dovere di indagare. I giovani capuani si mobilitano contro il termovalorizzatore di Santa Maria La Fossa

 

Anche i giovani di Capua si stanno mobilitando contro la crisi rifiuti, finora malgestita dalla politica, e contro i pericolosissimi termovalorizzatori-inceneritori che, come diciamo da più di un anno, non solo non risolvono il problema rifiuti ma peggiorano la già pesantissima situazione ambientale in cui versa da anni la nostra martoriata provincia. Il traffico di rifiuti tossici, seppelliti nei terreni di numerose città della nostra provincia e, da quello che sta emergendo dalle ultime inchieste della magistratura, probabilmente anche in alcuni terreni appartenenti al nostro territorio comunale, ha fatto impennare, a partire dal 1994 (secondo studi epidemiologici attendibili e documentabili), il tasso di contrazione delle malattie tumorali nella popolazione residente. Nella nostra provincia, infatti, il rischio di contrarre la "terribile malattia" è del 20% più elevato della media nazionale. Perché sta accadendo tutto questo? Non è difficile rispondere all'inquietante domanda. I rifiuti tossici, contenuti all'interno di fusti e seppelliti in apposite buche ricavate in terreni privati ed ex cave di sabbia lungo il corso del fiume Volturno, col passare del tempo hanno contaminato terreni e falde acquifere penetrando pian piano nella catena alimentare e generando così un processo di accumulo di sostanze nocive negli animali e negli esseri umani che li hanno ingeriti. Crediamo sia giunto il momento che la nostra amministrazione comunale, peraltro guidata da un eccellente chirurgo-oncologo, il dott. Carmine Antropoli, si attivi per l'effettuazione di monitoraggi ambientali su aree sospette al fine di verificare lo stato dei terreni, delle acque superficiali e sotterranee e dell'aria. I cittadini devono essere difesi in nome del sacrosanto "diritto alla tutela della salute" che è sancito dall'articolo 32 della Costituzione. L'amministrazione comunale ha l'obbligo morale e giuridico, nel caso esista anche un minimo sospetto, di indagare al fine di attuare la "tutela reale" della salute pubblica. Tanto più che recentemente il ministro per l'ambiente, on. Pecoraro Scanio, ha firmato un protocollo d'intesa con la Regione Campania con cui il Governo si è impegnato ad erogare un finanziamento per bonificare i siti inquinati nelle province di Napoli e Caserta. Purtroppo nell'elenco dei comuni con "siti potenzialmente inquinati", da noi recentemente pubblicato, c'è anche la città di Capua. Quindi, l'amministrazione comunale ha il dovere di attivarsi per individuare e catalogare i "siti realmente inquinati" (se ci sono, come sembra) presenti sul territorio comunale, per poi chiedere la bonifica immediata.

Ritornando all'impegno dei giovani capuani sulla questione rifiuti, di seguito pubblichiamo un comunicato stampa molto interessante. <<Il Comitato Capuano Allarme Rifiuti e il Circolo Arci di Capua “Oltre il Muro” saranno a Santa Maria La Fossa sabato 14 luglio per diffondere materiale informativo sulla crisi rifiuti che devasta la Campania da decenni e soprattutto sulle alternative al folle progetto di costruzione di un secondo inceneritore entro il territorio di quel Comune ma al centro di un’area circondata dai comuni di Capua, Santa Maria C.V., San Tammaro, Casal di Principe e Grazzanise. Progetto rispetto al quale si sottolinea la più netta contrarietà, essendo gli inceneritori una tecnologia superata – che la riduzione a monte dei consumi, il riuso, una rigorosa raccolta differenziata e trattamenti a freddo dei residui possono sostituire del tutto – oltre che antieconomica e soprattutto pericolosissima per l’ambiente e quindi la salute umana dal momento che questi impianti, oltre a porre il problema dello smaltimento in discariche speciali delle ceneri altamente tossiche che residuano dalla combustione, emettono nell’aria diossine, metalli pesanti e soprattutto polveri ultrasottili che ricadono al suolo e raggiungono l’uomo mediante la catena alimentare e che la ricerca medica internazionale degli ultimi dieci anni ha dimostrato essere cancerogeni certi. La costruzione di un inceneritore in quella zona contribuirebbe inoltre al degrado ambientale di un territorio caratterizzato dall’eccellenza nella produzione della mozzarella di bufala come e più di quello di Battipaglia, dove fu inizialmente destinato l’impianto fino a che nel 2001, proprio per ragioni di salvaguardia dell’ambiente e dell’economia locali, fu delocalizzato>>. Ci auguriamo che le nostre parole non diventino "lettera morta".

Per informazioni scrivi a: redazione@capuaonline.com

 

 

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